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Nelle periferie si vive male. Ricostruire il tessuto sociale

ROMA – Degrado urbanistico, dissolvimento delle rete sociali, polverizzazione della povertà: sono i problemi maggiori delle periferie oggi in Italia così come li ha individuati Valeria Martano della Comunità di Sant’Egidio, in audizione oggi presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, a San Macuto.

“A Roma – ha detto – assistiamo a periferie sempre più costituite da quartieri isola e sempre più abbandonate a se stesse. Interi insediamenti costruiti intorno ai centri commerciali dove la gente vive tra il posto di lavoro e il centro commerciale. Dove non esistono luoghi di aggregazione. Ultimi presidi sono rimasti le parrocchie e i centri sociali di tipo etnico e religioso, che si rivolgono però solo a determinate categorie di persone”. “Nelle periferie si vive male – ha aggiunto Martano – la dignità di una casa è negata a molti. Gli anziani vengono sempre più espulsi dal tessuto sociale e collocati in strutture spesso lontane e al di fuori del Raccordo. Abbiamo assistito negli ultimi anni al fiorire di queste strutture, spesso irregolari”. “Al degrado urbanistico, con strade dissestate e abbandonate, pochi spazi verdi, lavori incompiuti, infrastrutture cadenti, si uniscono le difficoltà di collegamenti di quartieri nati a macchia di leopardo per interessi economici e difficili da collegare”. Eclatanti i casi di “isolamento sociale a Porta di Roma, Parco Leonardo o Castel Romano”. Un isolamento sociale che viene vissuto in prima persona dagli anziani, ma anche dai giovani, “semprè più chiusi e neet (Not (engaged) in Education, Employment or Training), 1,3 mln persone in Italia, e gli immigrati”. Al quale però l’associazionismo non riesce più a ovviare. Anche perchè “il controllo del territorio viene sempre più effettuato dalla criminalità”. 

A tutto questo fa da contraltare la situazione del centro di Roma, “sempre più vetrina e sempre meno luogo dove si vive. E’ un mondo di gente sola, di accentuato individualismo che per i poveri diventa isolamento sociale”. Sant’Egidio ha messo in campo numerose iniziative negli ultimi anni. A cominciare dalle più note come i centri che forniscono assistenza diretta con la distribuzione di pacchi viveri o la mensa, fino a quelle come la scuola di lingua e cultura italiana, 7 centri fra Roma centro e periferie fino a Ostia, con oltre 3.200 iscritti. Ma anche il Museo-Laboratorio di Tor Bella Monaca dove operano oltre cento artisti disabili e non che hanno avuto l’opportunità di esporre al Maxxi, al Quirinale e alla Biennale di Venezia. “E’ importante combattere l’isolamento degli anziani – ha detto Martano – ma anche agevolare l’integrazione degli immigrati favorendo l’inserimento scolastico e abitativo. I giovani stranieri possono diventare un sostegno e un’assistenza per gli anziani. Allo stesso modo è importante un’educazione alla convivenza religiosa”. 

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