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La seconda opera letteraria di Lorenzo Cioce, classe 1991, edita da Minerva

Stare con i piedi per terra e la testa tra le nuvole, non smettere mai di correre, scoprire che i baci fanno rumore, che le mani sanno parlare e far ridere. Cosa c’è dentro la testa di un giovane di 25 anni che alla sua seconda opera letteraria si dedica al passaggio perenne dell’etereo sopra le nostre teste? C’è la magia di un mondo interiore, sensibile e inesplorato eppure alla portata di tutti, c’è un universo che rappresenta – con uno semplice sguardo verso l’altro – e al contempo verso l’interno dell’Io –  uno stato d’animo e il suo cambiamento al trasformarsi della forma del cielo, una emozione perenne in evoluzione positiva per coprire il senso della Vita. Pochi versi ma incisivi nel delizioso libretto di Lorenzo Cioce “Hai mai corso fra le nuvole?” (edizioni Minerva) incantano la lettura di un fruitore di ogni età che risponde a questa domanda assaporando a brevi sorsi quest’opera ricca di spunti di ogni tipo, dai macrosistemi come la Felicità, riscontrabile in un chicco di caffè, alla disgregazione del consenso che caratterizza la ribellione degli universitari in cerca di dialogo, dagli sprechi d’amore nei pomeriggi noiosi d’autunno al verde energetico del pistacchio riassunto in un’apposita ode all’amato frutto o al luminescente riflesso ecologico del pannello solare. Ogni attenzione dimostrata al presente attuale, o al ricordo di un passato proustiano condito dalla memoria emotiva di un sentimento vissuto non a pieno, è filtrata sempre dalle nuvole, secondo Cioce occhi per guardare il mondo, mentre lo stiamo vivendo e immaginando. E l’opera, nel suo scorrimento si potrebbe definire universale, talmente semplice, intensa e originale è la sua scrittura, tanto che alcune delle sue micro-storie in poesia sono state tradotte ora in inglese e portoghese (racchiuse in appendice della stessa raccolta), a firma rispettivamente di  Gaia Celeste e Antonella Rita Roscilli.

“Come brasilianista e traduttrice – ci racconta la Roscilli – sentii l’esigenza di trasferire in altra lingua la poesia di Lorenzo Cioce poiché ne colsi immediatmante la trasversalità. Già nel 2014 decisi dunque di pubblicare ne “l’angolo della poesia” di SARAPEGBE (la rivista di dialogo interculturale on line che dirige, nda), tre sue poesie che tradussi in portoghese:  “Parola”, “Italia mia” e “Il sorriso”, tratte dal suo primo libro “Lo Sprecainchiostro” (ed. Terre Sommerse),  a cura di Nicolò Carosio.   Successivamente, proprio nel 2015 e’ stato pubblicato in italiano un libro di racconti dello scrittore brasiliano Aleilton Fonseca, che ho tradotto: il titolo di uno dei racconti era “Il sapore delle nuvole”, una bella coincidenza con il nome della nuova opera di Cioce. Quindi inviai anche in Portogallo e in Brasile la notizia del libro di Lorenzo e fui emozionata dalla risposta di uno dei più interessanti poeti, romanzisti e critici brasiliani, Carlos Nejar che la apprezzò moltissimo. Ho deciso dunque di tradurre alcuni dei suoi componimenti più musicali che definiscono meglio l’eticità della poesia di questo ammirevole giovane, nei cui versi a mio avviso risplendono valori, ma con la leggiadria, con la “leggerezza” (termine caro a Italo Calvino)  della gioventù, e che al contempo sono anche un monito al vuoto e ai pericoli della società. Si tratta di “Hai mai corso fra le nuvole”, “La giustizia colora il cuore del ribelle”, “Culla di civiltà”, “Respirare” e “Vorrei semplicemente vorrei”.” 

Dopo le tappe di Bari, Genzano, Lecce e Campobasso e Roma, il libro di Cioce continuerà le sue presentazioni in giro per l’Italia  provocando nei futuri lettori lo stesso soggettivo sorriso che ha ispirato la penna di Lorenzo Cioce, quel “lampo al sole che risplenderà con i suoi duri rami e tra le tue braccia cascherà, tra le reti che cullano la malinconia cittadina, dolcemente fiorirà”…

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