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Scissione Pd. Oggi la resa dei conti

ROMA – Dopo il confronto di domenica in assemblea, il Pd torna oggi a riunirsi in direzione.

Alla riunione, che e’ fissata per le 15 e ha il compito di nominare la commissione congressuale e avra’ quindi una funzione tecnico-procedurale, non parteciperanno ne’ Matteo Renzi, che ha formalizzato due giorni fa le sue dimissioni da segretario, ne’ diversi esponenti della minoranza. E se la spaccatura tra Bersani-Rossi-Emiliano e la maggioranza renziana sembra oramai insanabile, oggi dalle pagine del Corriere della Sera torna a farsi sentire l’ex premier Enrico Letta, che addossa a Renzi tutta la responsabilita’ della spaccatura. “Non e’ possibile distruggere tutto cosi’, sfidare la minoranza e magari essere pure contento se vanno via”, sostiene, e dunque “la responsabilita’ maggiore per la rottura ce l’ha il segretario”. “Ricostruire da tutte queste macerie, per chi ci si mettera’, sara’ lavoro ai limiti dell’impossibile”, osserva Letta, avvertendo che “si sta aprendo un’autostrada a Grillo, a Salvini e al ritorno di Berlusconi”. 

Su La Repubblica, invece, interviene Romano Prodi che si dice “angosciato” e “di certo non indifferente” alla prospettiva di una scissione nel Pd e ammette di aver fatto “decine di telefonate” a esponenti del partito. “Nella patologia umana c’e’ anche il suicidio” e se c’e’ una crisi di sistema “va affrontata, combattuta, sconfitta, io non mi rassegno affatto”, afferma. Dello stesso parere l’ex sindaco di Torino Piero Fassino, che ad Agora’ spiega: “io non mi rassegno. In queste ore i contatti sono intensissimi tra di noi. La domanda e’ perche’? Le ragioni per cui andiamo verso una scissione non sono plausibili, non sono comprensibili”. 

Ma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, intervenendo a ‘Omnibus’, taglia corto: “Nei partiti plurali a fronte di una sequela di sconfitte e alla fine della strategia deve essere la stessa maggioranza a farsi promotrice di una discussione e di una riflessione, mi riferisco a Franceschini e Delrio”. Secondo Rossi, infatti, “Non bastano i fuorionda. Si sarebbe dovuto dire gia’ a dicembre a Renzi, fermati, non ci stiamo a fare una conta”. 

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