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Usa. Decreto migranti di Trump bocciato dalla Corte Federale

NEW YORK – Un giudice federale delle Hawaii ha bloccato il secondo decreto del presidente Trump per la sospensione degli ingressi negli Usa dei rifugiati e dei cittadini di sei paesi a maggioranza musulmana che l’amministrazione ritiene a rischio terroristico.

Il presidente, che ha sempre difeso la legittimita’ del primo provvedimento in materia, varato poco dopo il suo insediamento e bloccato da due corti federali, ne aveva approntato una seconda versione – che sarebbe dovuta entrare in vigore ieri – dando un ampio preavviso alle agenzie federali e recependo, pur contestandole, le istanze sollevate dalle corti. Non e’ bastato: il giudice distrettuale, Judge Derrick Watson, ha bloccato l’entrata in vigore del decreto, tornando a sollevare dubbi sulle reali motivazioni del presidente; al pari delle corti che avevano fermato l’amministrazione lo scorso febbraio, il giudice ha scelto, con una mossa senza precedenti nella storia della Giustizia Usa, di desumere le motivazioni del provvedimento dalle dichiarazioni pronunciate dal presidente nel corso della campagna elettorale, e accusando cosi’ ancora una volta Trump di non aver sospeso i flussi per ragioni di sicurezza, ma piuttosto con l’intenzione di discriminare una specifica categoria confessionale: quella dei musulmani. Il giudice delle Hawaii ha inoltre mosso un’obiezione tecnica aggiuntiva rispetto a quelle che avevano motivato il blocco del primo provvedimento: il secondo “bando” varato dall’amministrazione presidenziale impedirebbe a cittadini stranieri residenti negli Usa di ricevere visite dai loro familiari residenti nei sei paesi oggetto del decreto. Il rappresentante legale della Casa Bianca, Jeffrey Wall, ha tuonato contro la decisione della corte di tornare a contestare il presunto discrimine a carico dei musulmani: “Il decreto non fa alcuna menzione del credo religioso. Non traccia alcuna distinzione su base religiosa”. I legali della ong American Civil Liberties Union, in prima fila contro la politica di Trump in materia di immigrazione e sicurezza interna, sostengono l’esatto contrario.

La decisione del giudice delle Hawaii non ha mancato di sollevare critiche da parte di alcuni suoi colleghi: il giudice distrettuale Theodore Chuang ha sostanzialmente accusato i detrattori del decreto presidenziale di aver intrapreso un vero e proprio processo alle intenzioni: “In genere, le corti sono solite affidare al governo le questioni inerenti la sicurezza nazionale. Dovremmo forse concludere che la tutela della sicurezza nazionale sia una ragione falsa e mendace?”. Per l’amministrazione Trump, comunque, la strada appare tutta in salita: le organizzazioni per i diritti civili e piu’ in generale i movimenti di opposizione politica alla presidenza hanno gia’ presentato nuovi ricorsi nel Maryland e nello Stato di Washington, presso il giudice James Robart: lo stesso che aveva bloccato il primo “bando ai musulmani” della Casa Bianca. Questi ha gia’ annunciato di voler chiarire due aspetti: se nel nuovo decreto possano essere riscontrati elementi in contrasto con le norme federali sull’immigrazione, e se il bando temporaneo possa prefigurare “danni irreparabili” per i migranti. 

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