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Affitti: ecco cosa cambia. Ora abolire la cedolare secca per il libero mercato

ROMA – “E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, N 62  del 15 marzo 2017 il decreto dei Ministeri delle infrastrutture e dell’economia e finanze che recepisce la Convenzione nazionale che i sindacati degli inquilini e le associazioni della  proprietà maggiormente rappresentantive hanno firmato lo scorso 25 ottobre 2016 e tra questi l’Unione Inquilini”. E’ quanto annuncia Massimo Pasquini, segretario nazionale dell’Unione Inquilini.

Si tratta di un importante risultato che reca al suo interno alcune novità sulle quali ci siamo fortemente battuti e che innovano la precedente Convenzione nazionale del 2002.

Tra le novità si segnalo le seguenti:

1) gli accordi locali stabiliranno le fasce di oscillazione dell’unità o porzione di unità immobiliare ( tipiche degli affitti transitori per studenti o lavoratori in mobilità);

2) gli accordi locali stabiliranno anche i valori massimi del canone, all’interno delle fasce, ai fini dell’applicazione dell’articolo 2 comma 3, del Decreto 22 aprile 2008, pubblicato sulla G.U. n. 146 del 24 giugno 2008, ovvero i canoni relativi agl alloggi sociali realizzati con intervento pubblico/privato, il cosiddetto “social housing”;

3) alla sottoscrizione degli Accordi integrativi con le grandi proprietà immobiliari ( coloro che possiedono più di 100 unità immobiliari sul territorio nazionale, possono partecipare anche le associazioni onlus che si occupano di immigrazione, in relazione alla locazione di alloggi destinati al soddisfacimento di esigenze abitative di lavoratori non residenti e di immigrati comunitari o extracomunitari.

4) la Convenzione e il decreto che la recepisce affermano in maniera perentorial che i contratti tipo allegati sono gli unici che devono essere utilizzati per la stipula dei contratti agevolati

La Convenzione nazionale è quindi vigente. Come Unione Inquilini, tenuto conto del fatto che oggi in molte realtà i canoni agevolati sono a livello di quelli di mercato, parteciperà ai tavoli degli accordi locali con la proposta di una generalizzata riduzione dei valori stabiliti in alcuni casi anche oltre 10 anni fa con valori di riferimento  di mercato dell’epoca, rispetto ad oggi, notevolmente più alti.

Riteniamo in ogni caso che vada sostenuta con azioni concrete anche da parte dei Comuni al fine di aumentare l’offerta di alloggi a canone agevolato, che può rappresentare una delle gambe di politiche complessive, se contestualmente aumenta l’offerta di alloggi a canone sociale con programmi che puntano attraverso il riuso dell’esistente a partire dagli immobili del demanio civile e militare alla realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Infine proporremo al Governo, in vista della prossima legge di bilancio, l’abolizione della cedolare secca (al 21%)  per i contratti a libero mercato che in questo momento rappresenta solo un regalo a quei proprietari che intendono ricevere dalle locazioni il massimo profitto. In questo modo i 600 milioni di euro che si risparmierebbero potrebbero essere utilizzati per sostenere ( anche attraverso l’azzeramento di Imu e Tasi o addirittura l’azzeramento della cedolare secca oggi al 10%)  i proprietari che affittano a canone agevolato a famiglie con sfratto. “

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