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Alitalia. I lavoratori alzino la testa, tra manager incapaci, sindacati compiacenti e politiche assenti

ROMA- Il verbale di accordo c’è. Purtroppo! E’ il caso di dirlo, perché ancora una volta va solo a colpire chi ha già dato.

Alitalia e sindacati, i soliti noti, vanno come sempre a braccetto e dichiarano con soddisfazione di aver fatto tutto il possibile, il massimo che si potesse fare. Però, guarda caso, la patata bollente adesso passa ai lavoratori, quasi si volesse far credere all’opinione pubblica che sono loro i detentori delle decisioni importanti. Invece i giochi sono belli che fatti, basta solo scoprire di che morte morire. Si perché di questo si tratta. D’altra parte due scarne paginette fumose di accordo non dicono nulla, soprattutto di quel piano industriale di rilancio che tutti aspettano da decenni.

Le uniche sicurezze sono i tagli incentrati su quel poco che ancora rimane dei diritti dei lavoratori, già ridotti all’osso, visto che la professionalità e l’identità dei dipendenti Alitalia è stata svenduta da tempo. E questo lo sanno bene i leader sindacali che, tuttavia, ancora continuano a spacciarsi per paladini dei lavoratori, ma poi accettano e firmano tutto in nome del più becero liberismo dei cieli. Eppure a  guardar bene la situazione, tra accordi capestro, esuberi e precari abbandonati al loro incerto destino, questo accordo sarà l’ennesima sconfitta nel settore del trasporto aereo, indotto incluso. Tutti lo sanno, come sanno benissimo che questo settore non è in crisi, tant’è che a breve anche l’aeroporto di Fiumicino sarà raddoppiato.

E’ facile solo per i manager di Alitalia, che nessuno osa  toccare e che , comunque vada,  riescono ad uscire dalle crisi più profonde sempre vittoriosi,  con il sorriso stampato sulla faccia e, soprattutto, con le tasche piene. Non ultimo il maxi bonus previsto per l’amministratore Cramer Ball da 2,5 milioni di euro, oppure la liquidazione per la presidenza di Montezemolo di cui nessuno conosce l’esatta cifra.

Intanto la politica continua a incensarli e molto spesso li promuove per meriti ignoti ai più. 

Per non parlare dei sindacati compiacenti il cui ruolo, visti i risultati degli ultimi decenni, non ha più senso di esistere e le battaglie combattute restano soltanto dei ricordi sbiaditi.

Chissà se questa volta i lavoratori apriranno gli occhi, in un referendum che li vede nuovamente protagonisti di un destino  annunciato per svendere quel che resta della loro dignità. L’insegnamento, d’altra parte, arriva da un passato torbido e non troppo remoto, di accordi firmati e promesse mai mantenute, di lavoratori abbandonati a loro stessi e al loro triste destino di emarginazione e disoccupazione. Troppo facile lavarsi le mani e far decidere ai dipendenti sotto l’ennesimo ricatto, in uno scenario occupazionale drammatico e senza via di uscita. Se sacrificio deve essere, lo sia per tutti, manager e sindacati inclusi. Ma in questo Paese lacerato dall’egida delle low cost e dei lavoratori sottopagati nessuno vuole che emergano le vere responsabilità di Alitalia. I veri attori di questo disastro restano impuniti, gli stessi che, anche grazie al supporto mediatico, sono riusciti a venirne fuori vincenti screditando una intera categoria di lavoratori che, è il caso di dire, ha invece già ampiamente pagato. 

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