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Alitalia: oggi il verdetto dei lavoratori. Paura del no

ROMA – E’ il giorno di Alitalia. Oggi alle 16 si chiude il referendum dei lavoratori il cui esito decidera’ il destino della compagnia aerea. Se la maggioranza degli oltre 12.000 dipendenti chiamati al voto accettera’ il pre-accordo sottoscritto il 14 aprile al Mise da azienda e sindacati, gli azionisti si sono impegnati a ricapitalizzare la societa’, ormai a corto di liquidita’. 

I risultati del referendum – la cui affluenza continua a salire: ieri sera a seggi chiusi avevano gia’ votato in 9.100 – saranno diffusi gia’ in tarda serata. Alla consultazione non e’ previsto il raggiungimento del quorum, per cui il risultato sara’ subito valido a prescindere dal numero di lavoratori che avra’ votato. In caso di vittoria del si’, i passi successivi saranno la riunione del Cda che dovra’ varare la manovra da due miliardi e la ratifica dell’accordo in sede ministeriale tra azienda e sindacati, gia’ convocato per giovedi’. 

In caso di vittoria dei no si aprirebbe invece la strada per la messa in liquidazione dell’ex compagnia di bandiera, con la nomina di un commissario straordinario. Dopo l’intervento di sabato del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (“senza l’intesa sul nuovo piano industriale l’Alitalia non potra’ sopravvivere”) ieri il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha ribadito che “non c’e’ altra alternativa all’accordo e non c’e’ alcuna possibilita’ di nazionalizzazione. Bisogna semplicemente seguire con coraggio questa strada che e’ stata iniziata – ha insistito – e che puo’ essere l’unica strada che puo’ permettere di salvare davvero tanti posti di lavoro e di rilanciare Alitalia“. 

Sempre di ieri l’ultimo accorato appello alla responsabilita’ da parte dei sindacati. Unica voce fuori dal coro Usb e Cub, che chiedono la nazionalizzazione e trovano “improponibile” il pre-accordo firmato dalle altre sigle, considerando il piano industriale proposto “sbagliato e suicida”. L’intesa prevede si’ un ulteriore impegno finanziario da parte dei soci (quasi 2 miliardi di euro) ma chiede anche pesanti sacrifici ai lavoratori: sono 980 gli esuberi a tempo indeterminato tra il personale di terra, mentre quello navigante si vedra’ ridurre la retribuzione dell’8% e i riposi annuali da 120 a 108. Ai nuovi assunti inoltre verra’ applicato il meno oneroso contratto ‘cityliner’, il vettore a breve raggio. 

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