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Alitalia: vendita difficilissima, conto sara’ salato per tutti

ROMA – La vendita dell’Alitalia e’ un’impresa al limite del possibile che richiedera’ un rilevante contributo dello Stato (leggi contribuenti) e dei lavoratori.

Una settimana dopo la vittoria con il 67% del No nel referendum dei lavoratori, il tempo delle illusioni appare ormai scaduto, anche se i protagonisti non possono dire apertamente che se nessuno ammette apertamente che dipendenti e cittadini dovranno pagare un prezzo ben piu’ salato rispetto a quello previsto dal “verbale di confronto” sottoscritto da Governo, azienda e sindacati all’alba di venerdi’ santo, 14 aprile. Sul fronte dell’occupazione e’ altamente probabile che gli esuberi saranno non inferiori ai 980 previsti dal “verbale di confronto” bocciato dal referendum dei lavoratori e altrettanto potrebbe avvenire per il taglio di stipendi, ferie e riposi. Il tema del personale, ha gia’ chiarito il commissario, Luigi Gubitosi, “e’ stato rinviato e non eliminato” e il lavoro dei commissari, ha aggiunto, “non sara’ indolore”. E la possibilta’ di tagli ancora piu’ drastici di quelli richiesti dai vecchi azionisti, secondo il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, “e’ uno dei rischi potenziali”. Ed e’ bene tener presente che i tagli occupazionali, nella misura in cui vengono attutiti con il ricorso agli ammortizzatori sociali, si traducono in un costo anche per le casse dello Stato. Ma la vera “stangata” ai contribuenti potrebbe arrivare dal mancato rimborso del prestito ponte da 600 milioni.

Quando si dice che e’ stato erogato a condizioni di mercato (1000 punti sopra l’euribor a sei mesi che equivale a circa il 9,75% che in un semestre si traduce in oltre 58 milioni, n.d.r. ) e in prededuzione rispetto agli altri crediti si dimentica di dire che sul mercato l’Alitalianon troverebbe neanche uno strozzino disposto a prestarle soldi come dimostrano le banche azioniste e i fornitori. Se, poi, si tiene conto che allo stato dei fatti l’azienda e’ poco attraente non si capisce come lo possa diventare ulteriormente ‘appesantita’ (si parla di 3 miliardi di debiti, n.d.r.) dall’onere di rimborsare il prestito statale. Non e’ da escludere che se trova un potenziale pretendente gli asset e il personale vengano convogliati in una ‘new company’ alleggerita da gran parte dei debiti e il prestito ponte rimanga in capo alla vecchia azienda che fara’ penare i creditori. D’altronde e’ indubbio che senza l’intervento pubblico il nostro Paese avrebbe subito impatti pesantissimi visto che Alitalia ha 4,9 milioni di prenotazioni in piedi e trasporta 2 milioni di passeggeri al mese. In questo panorama tutti aspettano di vedere se dal cilindro del Pd uscira’ una colomba post pasquale: il segretario, Matteo Renzi, ha infatti promesso che, a breve, con l’insediamento della nuova segreteria arrivera’ anche la ricetta del Nazareno per salvare l’aviolinea. 

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