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La colpa di un emendamento passato alla Camera. Legambiente chiede il ritiro dell’emendamento che rende inutile la funzione di tutela del Parco nazionale dell’Appennino Lucano

La Camera dei deputati, durante la discussione in Aula alla proposta di legge 4144 che modifica la legge quadro sulle aree protette 394/91, ha approvato un emendamento che permetterà all’ENI e alla Total-Erg di continuare le attività di estrazione di petrolio in Val d’Agri sine die e senza nessuna possibilità per il Parco nazionale dell’Appennino Lucano, e le altre istituzioni, di limitare attività eventualmente dannose per la conservazione della natura e dell’ambiente.

Questo il risultato pratico dell’emendamento presentato dalla maggioranza, che aggiungendo le parole “fatte salve le attività estrattive in corso e quelle ad esse strettamente conseguenti” ad un comma già approvato in Commissione Ambiente e destinato a vietare finalmente le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nei parchi e nelle aree contigue, consentirà invece a chi ha in corso attività estrattive di continuare a svolgerle senza sostanziali limitazioni.

La norma approvata avrà risvolti gravissimi per il territorio della Val d’Agri dove ENI e Total-Erg sono titolari dei più importanti giacimenti petroliferi onshore d’Europa e dove viene estratto greggio pari al 10% dei nostri consumi.

La formulazione ambigua di questo emendamento lo rende estremamente pericoloso poiché lascia alle società petrolifere che operano in Val d’Agri, la possibilità di richiedere qualsiasi autorizzazione per le attività già in corso e per quelle che le stesse società riterranno opportune senza che nessuno, compreso il Parco nazionale, si possa opporre. Non specificando quali siano le attività connesse, l’emendamento lascia aperta qualsiasi possibilità di interpretazione a favore dei petrolieri; per ipotesi, rientrerebbero in questa fattispecie, la realizzazione di un altro centro oli, la realizzazione di altri pozzi, oppure opere di collegamento tra essi.

Un vero peccato visto che il comma emendato, approvato dalla Commissione ambiente, ha invece finalmente stabilito che le attività estrattive sono incompatibili con la principale funzione di tutela della biodiversità espressa per la loro stessa natura dai parchi.

Una beffa visto anche quanto successo ultimamente in Val d’Agri, dove l’ENI ha ammesso di aver sversato 400 tonnellate di idrocarburi nel suolo e nelle falde: si poteva evitare di premiarli per averlo fatto.

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