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NEW YORK- Donald Trump potrebbe decidere di cancellare i passi avanti nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba voluti dal predecessore, Barack Obama. Secondo il New York Times, il presidente degli Stati Uniti potrebbe imporre nuovamente dei limiti ai viaggi e agli scambi commerciali, citando gli abusi dei diritti umani da parte del regime di Castro come giustificazione del suo approccio punitivo.

Trump vorrebbe annunciare i cambiamenti a Miami nel corso di questo mese, mantenendo così l’impegno preso in campagna elettorale e accontentando la comunità cubana in esilio e i conservatori, a partire dai parlamentari di origine cubana, tra cui il senatore Marco Rubio, ex candidato alle primarie repubblicane per le elezioni presidenziali dello scorso anno. Secondo le fonti del quotidiano, però, il presidente non avrebbe ancora deciso quali passi intraprendere, visto il disaccordo all’interno dell’amministrazione sul grado di intervento ai danni di uno dei maggiori successi di Obama in politica estera. 

 Tra le misure che Trump sta prendendo in considerazione, c’è quella di bloccare le transazioni tra le aziende statunitensi e quelle che hanno legami con le forze armate cubane. Una misura che avrebbe conseguenze molto ampie, colpendo anche accordi già in atto, come quello firmato lo scorso anno da Starwood Hotels and Resorts per gestire degli alberghi a Cuba, uno dei quali è di proprietà di Gaviota, azienda turistica in mano ai militari, e congelando accordi futuri, visto che la presenza dei militari nel tessuto economico cubano è molto ramificata. Secondo le fonti, Trump starebbe considerando la possibilità di rafforzare le restrizioni sui viaggi degli statunitensi a Cuba, allentate lo scorso anno alla vigilia dello storico viaggio di Barack Obama all’Avana. Inoltre, il presidente potrebbe decidere di aumentare il finanziamento all’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale per programmi che promuovono la democrazia a Cuba; un’iniziativa che il governo Castro ha sempre condannato, definendola un tentativo di rovesciarlo. “Data la loro completa mancanza di preoccupazione per i diritti umani nel mondo, sarebbe tragicamente ironico se l’amministrazione Trump usasse questo motivo per giustificare politiche che danneggiano i cubani e limitano la libertà degli americani di viaggiare e fare affari dov vogliono” ha commentato Benjamin Rhodes, ex viceconsigliere per la sicurezza nazionale di Obama, che lavorò al riavvicinamento tra i due Paesi annunciato alla fine del 2014. “È chiaro che cubani e americani vogliono andare avanti e nulla può cambiare questa realtà”.  

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