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Salvate (da Grillo) il soldato Raggi

Nonostante le apparenze e le dichiarazioni di stima di cui sono fatte oggetto dai colleghi di casacca maschi, si va diffondendo il sospetto che il M5S non sia fatto per le donne. Le uniche sindache, a Roma e a Torino, sono entrambe nei guai con la giustizia; fra le parlamentari grilline sono più frequenti le polemiche delle manifestazioni di solidarietà.

Una di loro, la senatrice Paola Taverna, è stata già candidata alla presidenza della Regione Lazio, un modo infallibile per bruciarla. Un’altra fiera polemista, la deputata Roberta Lombardi, è vista nel M5S come il fumo degli occhi, perché si ostina a ragionare con la propria testa, e non con quella di Grillo.

Le donne alla guerra, i maschietti a casa a fare inciuci e interviste televisive una dopo l’altra. Il generale Grillo è tetragono, tutt’uno con il luogotenente Casaleggio, i colonnelli Luigi  Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico, per completare la catena di comando, sembrano distratti quando infuriano le polemiche su Roma ingovernata e ingovernabile, come se il sindaco non fosse della loro parrocchia. Eppure sono stati proprio loro, i maschietti, a mandare le ragazze in trincea a fare il sindaco, forse pensando “Speriamo che se la cavino”. L’Appendino, per sua fortuna, è alla periferia dell’impero, e quindi è più lontana da sospettosi occhi romani, e sta cuocendo a fuoco lento.

Virginia Raggi, invece, ci sta dentro fino al collo, nelle polemiche interne. “Che vuoi, Virginia, poverina …” è scappato detto in un fuori onda al suo giovane correligionario Di Maio che sembra aspettare un papa che, di nuovo, lo definisca “uomo della provvidenza”.( Fu detto di Benito Mussolini, il papa era Pio XI, papa Ratti, nel 1929, l’anno dei Patti Lateranensi). 

A questo punto sarebbe  bene che qualcuno ricordasse alla Raggi che il suo l’ufficio è in Campidoglio, al centro di un cerchio magico fra il Senato romano dove Giulio Cesare alle Idi di marzo del 44 a.C. fu pugnalato a morte, il palazzo del Quirinale dove nel 1922 Mussolini concluse (in vagone letto) la marcia su Roma che lo avrebbe portato al potere, e da dove il presidente della Repubblica Giovanni Leone fu costretto a dimettersi, la tragica via Caetani dove le brigate rosse fecero trovare il corpo di Aldo Moro, e Piazza San Pietro dove un turco al soldo del KGB sparò a papa Wojtyla.

Virginia Raggi, (la poverina, secondo il suo compagno di movimento) è, dunque, sindaca di una città come Roma dove nel 1960 si sono fatte le più belle Olimpiadi dell’era moderna (e dove, grazie a lei, non si faranno per molti anni a venire), ma è la stessa città che viene messa regolarmente  in ginocchio dagli scioperi dei dipendenti delle due aziende comunali di strategica importanza (Atac, trasporti, e Ama rifiuti). Dove, insomma, è successo e succede ancora di tutto, di là da ogni rosea previsione. E in cima al colle che vide i Galli messi in fuga dalle oche starnazzanti, siede oggi il soldato Raggi, esposto a tutte le correnti d’aria, e quindi a rischio  di una bella polmonite politica. 

Ormai è chiaro: Grillo, che del Campidoglio non gliene importa nulla, (lui e i suoi puntano a Palazzo Chigi) ha fatto della Raggi una bandiera, ma le bandiere vanno bene finché garriscono al vento seguite da una folla plaudente. Se, invece, pendono inerti, prima o poi, è meglio ammainarle. Grillo ci sta già pensando?  E, intanto, c‘è qualcuno nel M5S che dice: “Salvate (da Grillo) il soldato Raggi”… 

 

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