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Musica: “Ok computer”, vent’anni e non li dimostra

Nel 1997 il gruppo britannico pubblicava l’ambizioso album, uno dei migliori del decennio 

“OK Computer” è la descrizione sonora di una società computerizzata al servizio della produzione e del profitto

“La cosa più difficile da fare per chi fa un lavoro come il nostro è essere coerente. Nella storia dei Radiohead, ogni disco rappresenta un’impresa. Per costruire e andare avanti, abbiamo ogni volta demolito tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento. Il processo creativo è sempre stato penoso, tormentato, laborioso. Le case discografiche ormai da anni pensano solo a breve scadenza, questo ha ucciso l’industria, insieme a una totale mancanza di tolleranza e di rispetto per il lavoro e la crescita dell’artista”

(Thom Yorke)

Sono passati poco più di vent’anni (il disco uscì il 21 maggio del 1997), eppure sembra ieri. Se a distanza di due decenni ascoltiamo questo sorprendente album rimaniamo ancora stupiti, colpiti da tanta creatività dei testi, dall’originalità dei suoni, dall’eleganza degli arrangiamenti e della voce melanconica di Thom Yorke.

La band britannica dei Radiohead all’epoca aveva all’attivo due soli album (Pablo Honey e The Bends) ma già si era costruita un certo seguito come uno dei gruppi più promettenti degli anni ’90. La line-up sin dall’inizio era formata da Thom Yorke alla voce solista, chitarre e piano, Joonny Greenwood alle chitarre, tastiere, sintetizzatori, Ed O’Brien alla chitarra solista e percussioni, Colin Greenwood al basso, alle tastiere elettroniche e alle percussioni e Philip Selway alla batteria.

Con “The Bends” pubblicato nel 1995 i Radiohead raggiunsero finalmente un notevole successo di pubblico e di critica (9 dischi di platino) anche se la loro musica e il loro sound erano piuttosto in linea con le band degli anni ’90. Nulla sembrava far presagire il repentino e drastico mutamento con il successivo “Ok Computer”, l’album che avrebbe cambiato le scelte del gruppo inglese e che sarebbe rimasto ancora oggi un album importante, ambizioso, creativo: insomma un vero e proprio capolavoro.

Soprattutto il cantante e compositore Thom Yorke voleva cambiare. Raggiunto il successo era desideroso di non ripetersi e di non arrendersi alle logiche del mercato. Voleva comporre nuova musica con brani più lunghi, una sorta di concept album incentrato sulla fantascienza, sull’era di internet e dei computer e della conseguente alienazione dell’uomo, sempre più solo in un mondo invece sempre più unito e interconnesso.

La ricerca di nuove sonorità, più congeniali allo spirito del gruppo, e l’uso massiccio dei sintetizzatori analogici e polifonici, costituì il trampolino di lancio per il definitivo successo di “OK Computer”. Con l’aiuto del produttore ed ingegnere del suono Nigel Godrich, che aveva lavorato con loro per “Lucky e Talk Show Host”, i Radiohead per la prima volta si occuparono anche della produzione del loro terzo album, iniziando a comporre i nuovi brani all’inizio del 1996. Le registrazioni presero avvio nel luglio del 1996 alla Fruit Farm (un deposito di mele, situato nella campagna attorno a Didcot nell’Oxfordshire) in cui Godrich allestì il Canned Applause Mobile Studio. A questa sessione appartengono “Subterranean Homesick”, “Alien, Electioneering”, “The Tourist” e “No Surprises”.

Rispetto ai due album precedenti emerge prepotentemente l’ambizione del gruppo britannico di allargare ed espandere i propri orizzonti musicali e perfezionare ulteriormente gli arrangiamenti divenuti sempre più complessi per l’aumento degli strumenti elettronici e delle tastiere. Le composizioni assumono una struttura più articolata e di non facile ascolto. Se nella prima parte della loro carriera i Radiohead erano stati influenzati in parte dalle band del periodo new romantic come gli Ultravox, Simple Minds e Depeche Mode, con “Ok computer” le ambizioni dei cinque giovani dell’Oxfordshire giunsero a lambire la ricerca elettronica dei Tangerine Dream, dei Kraftwerk e di Brian Eno. Per la prima volta i Radiohead provarono ad oltrepassare i rigidi canoni della forma canzone e in composizioni come “Paranoid android” (ripresa anche dal pianista jazz Brad Mehldau), mettono in mostra tutto il loro talento e la loro originalità portata ancora più avanti nel successivo “Kid A”.

“Ok Computer” fu pubblicato il 21 maggio del 1997 e fu un grande successo di pubblico e di critica. Raggiunse il primo posto in Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Belgio, il secondo posto in Canada, il terzo posto in Francia e Svezia. Le vendite complessive ammontano a quasi dieci milioni di copie in tutto il mondo.

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