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Venezia 74. La donna scimmia, il travagliato classico di Marco Ferreri

VENEZIA – Un anno dopo aver avuto un notevole successo con L’ape regina, Marco Ferreri girò nel 1964 La donna scimmia con due protagonisti di spicco: Ugo Tognazzi (fresco del Nastro d’argento preso l’anno prima come miglior attore protagonista) e Annie Girardot, l’attrice francese che allora andava per la maggiore. Il film è una coproduzione italo-francese, per noi c’era Carlo Ponti che s’impuntò e fece cambiare il finale. Ferreri ovviamente non era d’accordo.

E’ la storia di una giovane donna interamente coperta di peli (stupefacente l’opera del truccatore sul viso della Girardot) che uno spregiudicato traffichino arriva a sposare pur di poterla esibire come un fenomeno da baraccone. Poi nascono l’amore e un bambino, ma la madre muore di parto e il piccolo non le sopravvive. Perduta la sua fonte di guadagno, il vedovo senza scrupoli continua a girare per le fiere esponendo i loro corpi imbalsamati. Così lo girò Ferreri, ma il produttore, non nuovo a interventi censori sui film nei quali aveva messo i soldi, non sentì ragioni e ordinò il taglio delle scene finali. Il film si chiude con la morte della donna. Nell’edizione francese si arrivò addirittura al lieto fine: la donna perde il pelo. Il barbuto Ferreri non si dette  pace: il suo cinema grottesco, costantemente alla ricerca di anormalità sia nell’ambito familiare sia nella società corrotta dalla convenienza economica, appariva ai suoi occhi talmente edulcorato da non sembrare più suo. Per sottolineare la tenebrosità dei sentimenti lo aveva girato in bianco e nero con la mano straordinariamente felice di Aldo Tonti, uno dei grandi operatori del nostro cinema. Nessun premio a Venezia. Scarso il successo di pubblico.

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