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Una donna da rubare. Intervista a Diego Ruiz: “Iaia Fiastri è un pezzo di storia del teatro italiano”

ROMA – Al Teatro Manzoni di Roma è in scena fino al 25 febbraio una commedia di Iaia Fiastri, dal titolo Una moglie da rubare, interpretata da Patrizia Pellegrino, Stefano Masciarelli e Luigi Tani. Alla cabina di regia, questa volta, c’è Diego Ruiz, che ha confezionato uno spettacolo di pregio.

Abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con lui, farci raccontare come è nato questo lavoro teatrale. 

Quando è stata scritta questa commedia? 

Negli anni Ottanta

Quindi l’ambientazione è stata fedele a quello che Iaia Fiastri aveva pensato.

Assolutamente si, anche perché all’epoca non esistevano i telefonini, che in una commedia del genere sarebbero stati molto caratterizzanti, e io invece ho voluto mantenere proprio le atmosfere di quegli anni, quindi telefono fisso, segreteria telefonica, televisori col tubo catodico e via dicendo. 

Io l’ho trovata molto diverte infatti. Mi puoi dire qualcosa di più specifico sulla caratterizzazione dei personaggi? 

Il testo è scritto molto bene e le battute danno già delle indicazioni agli attori. Quando l’ho letto, mi è piaciuta molto l’idea di Masciarelli, nel ruolo del brav’uomo che fa benissimo l’imbranato. Mi ha ricordato un po’ Woody Allen di alcune situazioni, e così il personaggio l’abbiamo costruito secondo questa idea. Invece, il personaggio di Priamo, Iaia l’aveva scritto a suo tempo per Paolo Panelli, e lo si capisce bene proprio dal ritmo cadenzato delle battute, e così ho voluto mantenere intatta la lentezza di questo personaggio, così come era stato concepito.

E sul personaggio di Patrizia Pellegrino? 

Per me lei ha una caratteristica molto precisa, l’essere sè stessa, con la sua frizzantezza, la sua solarità, la spontaneità; caratteristiche che secondo me non vanno inibite, ma anzi esaltate. Ovviamente, registicamente ci ho lavorato, ma questo era proprio il ruolo giusto per lei, donna frizzante, esuberante, ma con una forte interiorità, tipica di donna delusa e sensibile.

Dettaglio che giustifica ampiamente il suo atteggiamento e infine la svolta che caratterizza tutta la commedia …

Esatto. Guarda, io credo che gli attori siano tutti e tre perfetti per questi ruoli. Quando Patrizia mi ha proposto questo testo, io l’ho trovato perfettamente aderente a lei. Debbo dire, sono molto contento e loro hanno seguito esattamente quello che intendevo io: insomma, sono soddisfatto.

La tua regia mi è piaciuta parecchio e ho trovato teatralmente molto efficace il momento che forse possiamo chiamare “il tango delle foto”. 

Infatti; io ho rispettato molto il testo, aggiungendo alcuni momenti di carattere musicale: il tango, poi, è un ballo talmente passionale, che presuppone un particolare rapporto uomo-donna; e poi ci sono le due canzoni che canta Stefano. E comunque, il tango è un po’ il filo conduttore musicale della commedia.

Possiamo dire che come regista, hai voluto rendere omaggio allo spessore artistico e alla carriera di Iaia Fiastri.?

Io l’ammiro moltissimo, anche come persona: è una donna interessante che rappresenta un pezzo di storia del teatro italiano, e per me è stato veramente un onore dirigere un suo testo, anzi, ho cercato di rispettarlo il più possibile: quando hai a che fare con un Autore di questa levatura, non ti puoi permettere di cambiare e fare cose…  Diciamo pure che sono stato io onorato a dirigere un testo di Iaia Fiastri, dopo tutto quello che lei ha fatto di meraviglioso. E considera che questo testo è un inedito: a suo tempo, lei lo aveva concepito pensando a una Nancy Brilli giovane, per il Sistina, con scenografie all’epoca avveniristiche: allora si chiamava Hi-Fi, in omaggio allo sviluppo della tecnologia. Io ho preferito lasciare un sapore retrò, ma senza esagerare. Lei mi ha dato piena fiducia e debbo dire che è rimasta molto contenta. 

fino al 25 febbraio 2018

Teatro Manzoni

Via Monte Zebio 14/c – Roma

Info: tel. 06.3223634 – www.teatromanzoni.info   

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