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Dalle simulazioni quantistiche i materiali del futuro

Nel suo laboratorio, con un computer al posto degli alambicchi, progetta nuovi materiali sfruttando le conoscenze della fisica quantistica, le nanotecnologie e gli algoritmi dei big data.

È Nicola Marzari, scienziato italiano che, dopo una laurea a Trieste e un dottorato a Cambridge, è diventato professore al MIT, a Oxford, e al Politecnico Federale di Losanna, dove oggi dirige MARVEL, un centro che coinvolge 40 gruppi impegnati nella ricerca di quello che viene definito “il genoma dei materiali”. Ispirandosi al grafene, ha scoperto 2000 nuovi materiali bidimensionali, a cui Nature Nanotechnology ha dedicato la copertina. Sarà lui a chiudere lunedì prossimo 7 maggio, al Piccolo Eliseo di Roma, il ciclo di conferenze “La scienza e noi”, organizzato da BrainCircleItalia. “La storia dell’umanità – spiega Marzari – prende nome dai materiali che hanno contraddistinto le varie epoche. C’è stata l’età della pietra, quella del ferro e quella del bronzo; in tempi moderni, petrolio e silicio hanno cambiato la nostra vita. Non ce ne accorgiamo, ma la tecnologia, e l’economia, sono sempre basate su nuovi materiali. Fino a pochi anni fa non esistevano polimeri biodegradabili per le nostre arterie, metalli trasparenti per i nostri telefonini, batterie che potessero fare correre le macchine in autostrada, o fibre ottiche che potessero curvare un laser per operare nei nostri anfratti più remoti. Giocavamo a tennis con racchette di legno, una tasca piena di gettoni per la teleselezione, respirando benzina al piombo – un viaggio in aereo costava uno stipendio”. La rivoluzione nella scoperta di nuovi materiali verrà dalle simulazioni quantistiche: siamo improvvisamente in grado di calcolare le proprietà di un materiale prima ancora che venga mai preparato in un laboratorio, virtuale prima che reale, e possiamo farlo sempre meglio, e sempre più velocemente. L’incontro con Nicola Marzari chiude la seconda edizione del ciclo “La scienza e noi”, ideato e organizzato da Viviana Kasam. “Quello che ci distingue, è che cerchiamo di portare al grande pubblico la ricerca scientifica più d’avanguardia, cutting edge, dicono gli anglosassoni, spiegando come inciderà sul nostro futuro. Abbiamo inaugurato il ciclo – ricorda Kasam – con una conferenza sulla possibilità di trasformarci da predatori a coltivatori del mare, per creare uno sviluppo sostenibile per gli oceani. Lo concludiamo parlando dei nuovi materiali e di come possono incidere positivamente sulla crescita del benessere mondiale, perché è importante non solo indicare i problemi e le criticità, ma anche dare speranza in un futuro migliore”. 

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