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La chimica è ovunque. E resiste anche alla crisi

La filiera chimica, con il motore della ricerca e dello sviluppo perennemente acceso, non trasferisce solo prodotti ma anche tecnologia e innovazione, aumentando la competitività dei settori a cui sono destinati i suoi prodotti.

E’ nella moquette dell’albergo dove siamo stati in vacanza, nella crema idratante, nel rossetto dell’anno, nell’auto che ci è appena arrivata, nel nuovo colore delle pareti di casa o in quello della sciarpa che abbiamo appena comprato o nella pelle incredibilmente morbida delle nostre scarpe. 

Il 2018 segna il decennale dell’inizio della durissima crisi che ha colpito tutta l’industria, una crisi che ormai si può considerare alle spalle, al punto che il presidente di Federchimica, Paolo Lamberti, dice che “finalmente possiamo guardare al futuro con più ottimismo nella speranza che il quadro politico, nazionale e internazionale, non riaccenda pericolosi focolai di incertezza. Possiamo dire, con orgoglio, che l’industria chimica è tra i settori che meglio hanno saputo resistere e reinventarsi, uscendo in molti casi persino rafforzata nella competizione internazionale.

L’export è sempre il traino principale: rappresenta il 55% del fatturato e nel 2017 è cresciuto del 10,3% in valore (primi 9 mesi 2017). L’espansione riguarda sia i mercati Ue (+10,4%), sia non Ue (+10,2%), sia la chimica di base (+12,7%), sia la chimica fine e specialistica (+7,8%). Se il fronte dell’export è un’importante conferma, la vera novità risiede nel risveglio della domanda interna che non riguarda più solo il settore auto, ma è esteso praticamente a tutti i settori clienti. Fanno eccezione le costruzioni da cui arrivano timidi segnali di ripresa dell’attività nelle opere infrastrutturali mentre il residenziale ha un andamento altalenante.

Come spiega Lamberti, “la competitività è assai difficile da costruire ma basta poco per distruggerla. Lungaggini e incertezze burocratiche nell’applicazione delle norme non favoriscono certo una migliore tutela della salute e dell’ambiente, ma solo una perdita di competitività e condizionamenti negativi sulla produttività. Un freno inaccettabile per gli investimenti proviene anche dall’indeterminatezza del sistema fiscale. Il valore sociale della competitività deve essere condiviso da tutti, nella consapevolezza che senza investimenti e sviluppo non si creano i posti di lavoro per i giovani né si hanno le risorse per proteggere l’ambiente”.

In questo quadro economico, la sostenibilità rimane uno dei capitoli più cari per la chimica italiana.

“La chimica dimostra con i risultati concreti la sua leadership in tutte e tre le dimensioni della sostenibilità: ambientale, sociale ed economica”.   

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