Una nuova frontiera per la tutela del patrimonio culturale. Al via da settembre 2026 il primo percorso formativo promosso da Fnob e Fondazione Italiana Biologi. Obiettivo: formare professionisti capaci di integrare ricerca scientifica, conservazione programmata e restauro dei beni culturali.
La conservazione del patrimonio culturale italiano entra in una nuova fase grazie al contributo delle scienze biologiche. Da settembre 2026 prenderà infatti il via a Napoli la prima Scuola di Restauro dedicata ai biologi, un progetto promosso dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (Fnob) e dalla Fondazione Italiana Biologi (Fib) con l’obiettivo di formare una nuova figura professionale capace di affiancare restauratori, storici dell’arte, archeologi e ricercatori nella tutela dei beni culturali.
L’iniziativa rappresenta un importante cambio di paradigma: non più interventi occasionali per riparare danni già avvenuti, ma un modello basato sulla conservazione programmata, sulla prevenzione e sull’applicazione delle più avanzate metodologie scientifiche per preservare monumenti, opere d’arte e siti archeologici.
La biologia entra nel restauro dei beni culturali
L’annuncio ufficiale è arrivato al termine dell’evento ECM “Biologia applicata al restauro: innovazione e tutela del patrimonio culturale”, ospitato presso l’Orto Botanico di Napoli, dove esperti del settore hanno evidenziato il ruolo sempre più centrale della ricerca biologica nella conservazione del patrimonio artistico.
Secondo il presidente della Fnob e della Fondazione Italiana Biologi, Vincenzo D’Anna, la nascita della Scuola rappresenta “un passo decisivo” verso una nuova concezione del restauro, nella quale il biologo diventa parte integrante del team multidisciplinare chiamato a studiare, monitorare e conservare le opere nel tempo.
L’obiettivo è creare professionisti altamente specializzati capaci di affrontare problematiche complesse come il biodeterioramento dei materiali, la proliferazione di microrganismi, il degrado biologico delle superfici e l’individuazione delle strategie più efficaci per rallentare i processi di alterazione senza compromettere l’integrità storica delle opere.
Conservazione programmata: dalla prevenzione al monitoraggio scientifico
Uno dei concetti chiave emersi durante il convegno riguarda il superamento della cultura dell’emergenza.
Il restauro moderno punta infatti sempre più sulla prevenzione, attraverso monitoraggi continui e analisi scientifiche che consentano di individuare precocemente i fenomeni di degrado.
In questo contesto il biologo assume un ruolo strategico, grazie alle competenze nell’identificazione dei microrganismi responsabili del deterioramento, nello studio delle colonizzazioni biologiche e nell’analisi dei processi che alterano pietre, affreschi, mosaici, manufatti lignei e superfici decorate.
Le indagini microbiologiche, biochimiche e molecolari permettono oggi di conoscere in profondità la composizione dei materiali e di progettare interventi conservativi sempre più mirati, sostenibili e rispettosi dell’opera originale.
Il contributo della ricerca scientifica nei beni culturali
Durante l’incontro è intervenuto anche Mariano Nuzzo, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, che ha illustrato numerosi casi studio maturati sul territorio.
Secondo Nuzzo, la tutela del patrimonio culturale richiede una lettura integrata di diversi fattori: la natura dei materiali, i fenomeni di degrado, il valore storico dell’opera e le diverse fasi che caratterizzano il processo conservativo.
Studio, prevenzione, manutenzione e restauro costituiscono infatti momenti distinti ma strettamente collegati, nei quali il contributo delle analisi scientifiche permette di acquisire una conoscenza molto più approfondita dello stato di conservazione delle opere e di orientare interventi più consapevoli e meno invasivi.
Un percorso formativo di tre mesi per i primi 50 biologi
La nuova Scuola sarà diretta scientificamente da Federico L.I. Federico, responsabile della Scuola Permanente Fib “La Biologia Applicata ai Beni Culturali”.
Il corso durerà tre mesi e coinvolgerà una prima classe composta da circa cinquanta biologi.
Il programma alternerà lezioni teoriche online a seminari pratici itineranti della durata di tre giorni, durante i quali i partecipanti potranno confrontarsi direttamente con casi reali di conservazione.
Tra gli argomenti principali figurano:
- tecniche di disinquinamento biologico;
- analisi dei processi di biodeterioramento;
- valutazione della patina del tempo;
- metodologie di monitoraggio;
- applicazioni delle biotecnologie nella conservazione dei beni culturali.
Grande importanza sarà riservata anche alle attività sul campo, con esercitazioni in siti di particolare interesse storico e artistico, dove i futuri professionisti potranno mettere in pratica le competenze acquisite.
La memoria dei monumenti come patrimonio da preservare
Uno degli aspetti più significativi affrontati durante la giornata riguarda il concetto di “storicità ulteriore”, richiamato dal direttore scientifico Federico.
Ogni monumento racconta infatti una storia fatta di trasformazioni, restauri, eventi naturali e vicende umane che ne costituiscono l’identità.
Come esempio è stata citata la Basilica di Santa Chiara di Napoli, dove, dopo il devastante incendio del Novecento, la scelta di eliminare il rivestimento barocco per recuperare una presunta autenticità medievale ha comportato la perdita di una parte significativa della storia dell’edificio.
Un caso emblematico che dimostra come ogni intervento debba tenere conto non solo dell’aspetto materiale dell’opera, ma anche della memoria culturale che essa custodisce.
Una nuova figura professionale per il patrimonio culturale italiano
La nascita della Scuola rappresenta un investimento strategico per il futuro della conservazione dei beni culturali italiani.
L’integrazione tra biologia, diagnostica avanzata, restauro e ricerca scientifica apre infatti nuove prospettive nella gestione del patrimonio storico-artistico nazionale, rafforzando un approccio interdisciplinare ormai indispensabile per affrontare le sfide imposte dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento ambientale e dai fenomeni di degrado biologico.
Formare biologi specializzati significa dotare il Paese di competenze capaci di trasformare la tutela del patrimonio culturale in un processo continuo, scientificamente fondato e orientato alla prevenzione, garantendo alle future generazioni la conservazione di uno dei patrimoni artistici più ricchi e preziosi al mondo.



