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Chimica Analitica: innovazione continua a 360 gradi

Ben considerando ed attentamente valutando si può dire che in fondo la chimica, dalle origini e per molti anni, fu fortemente analitica, impegnata nell’acquisizione di conoscenze sul mondo inorganico e poi su quello organico, sulla composizione della materia e sulla sua struttura e infine sui processi che si determinano nei sistemi indagati. Quando il bagaglio di conoscenza fu notevole fu possibile trarne vantaggi economici per l’uomo, in termini di merci migliori e quindi ulteriore miglioramento verso la tutela della salute pubblica, ovvero di benessere generalizzato.  

Il ruolo euristico, quindi, decadde per trasformarsi in quello di tutore per la conservazione di quello stato favorevole di cose; ci fu la tendenza a relegare l’analisi a un ruolo subalterno, a un servizio indispensabile di struttura solida, ma statica. Da un certo tempo, questa stortura si è andata sanando e si è  di nuovo sviluppata la ricerca analitica conoscitiva rivolta ai fenomeni di base, ai problemi nuovi e reali, alla ottimizzazione e alle gestione economica dei processi produttivi, allo sviluppo dei mezzi strumentali di indagine adeguati e alla apertura di nuovi capitoli, come quello dell’analisi biotecnologica.”

Questo dilemma fra servizio ed autonomia scientifica è l’espressione di un altro, che ha da sempre scosso la scienza, quello cioè fra metodo deduttivo e metodo induttivo, fra semplice teoria e sperimentazione. Ci sono voluti molti anni per comprendere che il valore aggiunto di un’esperienza nuova non è certo inferiore a quello di una teoria elaborata sulla base di principi e leggi generali o di esperienze condotte ed elaborate da altri.

Oggi la chimica analitica aiuta la società nelle sue diverse attività e campi (sanità, agricoltura, alimentazione, beni culturali, ambiente, produzione) e verso questi settori sta producendo ulteriori importanti sforzi  per  mettere a punto sistemi e metodi di studio e controllo sempre più sofisticati e miniaturizzati capaci di essere automatizzati, ma anche di operare in situazioni complesse, di caratterizzare produzioni alimentari DOC e DOP, di aiutare indagini investigative, di misurare concentrazioni di inquinanti sempre più basse.

C’è infine un altro punto importante della Chimica Analitica 3.0: nell’ultima fase della congiuntura attuale l’industria sempre più concentra la propria attenzione ed i propri interessi su iniziative con sbocchi commerciali a breve termine (5-10 anni). Le scadenze spesso ravvicinate precludono elevati tassi innovativi. Il chimico analitico deve pertanto valorizzare al massimo l’esistente in tema di materiali e di metodi, scegliendo, ove manchi la soluzione ideale, quella fra le disponibili che più l’avvicina in termini di risultato finale.

 

 

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