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Black Mirror come Star Trek: quando le serie aiutano la tecnologia

ROMA – “Vogliamo che lo spettatore riesca a seguire le logiche di queste tecnologie futuristiche, per quanto sembrino assurde o lontane da noi. Non potremmo fare questo lavoro se non ci piacesse la tecnologia, perché trascorriamo giorni interi ad analizzare questi aspetti”.

Parola di Charlie Brooker, ideatore della serie culto Black Mirror, produzione britannica nata nel 2001 arrivata alla quinta stagione. “Abbiamo già delle idee, cerchiamo sempre di superare la realtà. Quando lavori ad una serie antologica come Black Mirror non puoi permetterti di essere ripetitivo”, ha dichiarato Brooker in un’intervista rilasciata a Rolling Stones

Superare la realtà è la ricetta fondamentale. Con oggetti e non solo che sembrano aprire le porte al futuro. Era successa la stessa cosa con Star Trek, a fine anni 60. L’universo fantascientifico della nave stellare Enterprise della Federazione dei pianeti uniti aveva presentato, in anteprima, ai telespettatori alcune invenzioni entrate oggi nel nostro quotidiano. L’auricolare bluetooth, ad esempio, i computer portatili e il cellulare. Oggetti fantascientifici ieri, normalissimi ai nostri giorni.

E Black Mirror invece cosa sta “inventando”, cosa ha predetto?

In letteratura, esistono ben 5 episodi di Black Mirror che hanno anticipato invenzioni future. Prendete come esempio il primo episodio della seconda stagione, intitolato “Be Right Back”. La trama vede come protagonista Martha, che scopre di poter ricreare l’identità del suo compagno morto tramite un semplice algoritmo dei suoi ricordi. La puntata era del febbraio 2013, appena otto mesi più tardi tutto questo è realtà. La programmatrice russa Eugenia Kuyda, attraverso il machine learning, ha reso in grado un chatbot di replicare le risposte del suo defunto amico Roman Mazurenko, creando un vero e proprio alter ego fornendo informazioni su ricordi, interessi, esperienze vissute. 

Altro caso eclatante è quello di Waldo, cartone animato a forma di orsetto blu creato da Jamie Salter, nella fiction un comico fallito e senza più successo, che si candida alle elezioni politico e finisce quasi per vincere. Stessa cosa successo in Italia con Beppe Grillo, comico che ha portato il Movimento 5 Stelle al Governo, oppure a Deez Nuts, candidato farlocco che nei sondaggi del North Carolina, nel Minnesota e nell’Iowa era riuscito a ottenere il 9%, facendo registrare il miglior risultato degli ultimi 20 anni per un candidato indipendente. 

E sono proprio i rapporti con la politica ad essere i più inquietanti. Prendete la puntata “Nosedive”, la prima della terza stagione, in cui siamo proiettati in una società dove tutti sono soggetti alla valutazione degli altri. Tramite un sistema di social media ogni individuo riceve un rating in base alle sue azioni, dal sorridere a fare acquisti, che gli consente di edificare il proprio status sociale da cittadino. Più stelle indicano più privilegi, meno stelle indicano l’emarginazione. Tutto questo è realtà in Cina, dove il governo sta studiando un metodo basato sul rating sociale per premiare, o punire e limitare, i suoi cittadini. Storia creditizia, situazione lavorativa, capacità di rispettare i contratti, ma anche le attività sui social network, le abitudini di consumo, gli hobbies, la rete di amici e famigliari. Tutto sarà recensito, valutato e stimato. 

Ma Black Mirror ha anticipato anche alcuni supporti tecnologici fisici. È il caso della puntata “The Entire History of You”, dove grazie ad un chip impiantato dietro all’orecchio, ogni persona ha la possibilità di registrare e rivedere i propri momenti vissuti. Non un’utopia, visto che la Sony nel 2016 ha brevettato delle lenti a contatto in grado di registrare video. Nello stesso episodio, sempre del 2013, il protagonista Liam è ubriaco e non riesce a guidare la macchia. “Non sei nelle condizioni psico-fisiche di guidare – lo avverte la vettura – la nostra assicurazione non sarà responsabile”. Un qualcosa di molto simile al Driver Alcohol Detection System for Safety, che tramite l’alito e il tatto permette di identificare il guidatore ubriaco. Una tecnologia lanciata nel 2015, due anni dopo questo episodio.

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