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La Cometa che suona. A Rebibbia protagonisti i detenuti del Coro “Carlo Gesualdo”

Ultime tappe di fine stagione della Cappella Musicale Costantina  

ROMA – Il Cammino della Cometa quest’anno porta al neonato Coro “Carlo Gesualdo” dei detenuti del Carcere di Rebibbia (Casa di Reclusione di Rebibbia). Il laboratorio corale è stato avviato lo scorso anno grazie all’Ufficio di coordinamento interventi in favore di detenuti ed ex detenuti del Comune di Roma (Matteo Cesaretti) e all’interesse del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale Gabriella Stramaccioni. Iniziativa per la quale – la Cappella Musicale Costantina – vanta il patrocinio concesso dall’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale e della completa disponibilità di azione offerta della direttrice del Carcere Antonella Grella, per mezzo del dipartimento dell’Area Educativa coordinato da Rosaria Console.

Il 7 Dicembre alle ore 10.00, avverrà il terzo appuntamento della Rassegna nel periodo d’Avvento in cammino verso il Natale. In questa occasione il musicista Paolo De Matthaeis assieme a Suor Rita Del Grosso presenteranno gli eventi e le musiche affidate al Quartetto d’Archi della Cappella Musicale Costantina e alla voce del Baritono Edoardo Venditti. L’incontro fa da anteprima all’evento del 21 Dicembre, sempre alle ore 10.00, dove è prevista la prima esibizione ufficiale del Coro “Carlo Gesualdo principe di Venosa” dei detenuti. 

Per il consueto concerto Natalizio verranno presentati celebri cori e musiche appartenenti alla tradizione classica e dei cori alpini, l’organico tutto maschile dei detenuti sarà arricchito dal coro della Cappella Musicale Costantina e da una piccola orchestra che si misurerà cantando celebri brani di Vivaldi, Mozart e Bach.

Il coro dei detenuti della Casa di reclusione “Rebibbia”, diretto da Paolo De Matthaeis, ha eletto Carlo Gesualdo da Venosa come musicista rappresentativo, non tanto per le vicende cruente che lo hanno riguardato in vita ma, a tratteggiare una condizione di reclusione “mistica”, che pur senza pena, lo constrinse ad un isolamento forzato. Questo non gli impedì di comporre ed eccellere diventando uno dei più grandi polifonisti mai esistiti.

“Siamo riusciti a creare un gruppo armonioso, – afferma il direttore Paolo De Matthaeis – . I ragazzi sanno leggere la musica, intonano e persino compongono; s’avverte la consapevolezza di leggere oltre le note, recuperando i valori e colmando rapidamente ogni lacuna. Ho visto crescere velocemente “un gusto” e una “sensibilità” rivolta verso la propria persona in ricerca continua di fiducia e riferimenti”.

“Gli incontri del venerdì sono rivolti ad usare l’Arte, – continua De Matthaeis – prenderne possesso per conquistare una via d’espressione. Il coro non s’è mai fermato per tutta l’estate, è rimasto una delle poche attività di riferimento. Un motivo di svago e di rifugio per molti ma, con un obiettivo certo: quello di sapere di musica e d’altro – una specie di corso di scrittura creativa attraverso cadenze e passaggi armonici – scrivendo le note, le righe e le chiavi per un solfeggio speciale e intenso”.

“Il pensiero – conclude De Matthaeis – vola sempre ad un futuro libero, al dopo e alla riabilitazione, ma nel frattempo il presente coinvolge famiglie e comunità e realtà a margine. Rimango dell’idea che l’Arte non può vivere da sola, ha bisogno degli uomini che la cercano per stare insieme e con questo gruppo s’è trattato di artigianato rivolto alla costruzione di una idea che sa di redenzione.”

Il concerti sia del 7 che del 21 non sono pubblici.

Per i giornalist iè possibile accredditarsi direttamente presso la direzione del carcere.

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