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Taormina 2019. Nicole Kidman, la luce della prima visita

TAORMINA (nostro inviato) Nicole Kidman è la diva che ha illuminato il Taormina film fest 2019, con la sua bellezza, disponibilità e capacità di esprimere un profondo amore per il cinema.

Giunta da Parigi, l’attrice australiana è stata la protagonista di una masterclass che ha attirato addetti ai lavori e appassionati a Palazzo dei congressi.  Poi il red carpet allestito (novità di quest’anno) tra l’albergo Metropole (luogo glamour del festival) e piazza IX Aprile.

L’interprete australiana, in visita per la prima volta, ha trovato Taormina d’estremo fascino.  La protagonista di “Big little eyes”, nel duplice ruolo di attrice e produttrice esecutiva per HBO, ha raccontato che questa duplice funzione le consente d’avere maggiore controllo della situazione.  Discettando della seconda stagione della serie, l’attrice premio Oscar, ha detto che il suo ruolo è molto complesso, essendo quello di un personaggio che soffre molto, che ha subito abusi domestici e che, nella seconda stagione, dovrà pure fare i conti con la suocera (Meryl Streep) angustiata per la perdita del figlio. Ritiene la figura che interpreta complicata ma non “forte”, termine che per la Kidman viene usato con troppa frequenza, lei la definisce piuttosto un crogiuolo d’emozioni contrastanti e con una forte resilienza. La Kidman ha confessato di essersi divertita nel recitare una scena d’azione, cosa che spesso in passato non ha fatto.

Il suo grande amore per il cinema nasce proprio con l’Italia, con il genio cinematografico di Fellini, suo riferimento assieme a Stanley Kubrick, regista per il quale andava a 14- 15 anni al cinema, di nascosto, percependo per istinto la sua profondità. Il rapporto con l’Italia ha radici nel sogno giovanile di sposare un italiano, continuato con i soggiorni nel Bel Paese (ben 7 solo per il festival di Venezia) e con il battesimo della figlia in Toscana. La passione per il nostro cinema ha toccato il vertice con “La grande Bellezza” visto a mezzanotte a Cannes (dov’era in giuria), per quell’aura di magnetismo unica e propria di Sorrentino, che ben rappresenta il cinema italiano.

Nicole Kidman definisce il rapporto con i registi fondamentale, come i tempi di lavorazione. Ad esempio, per “Eyes wide shut “ con Kubrick la realizzazione è durata due anni anziché i quattro mesi previsti, ma ciò le ha consentito di lavorare per più tempo con un regista ossessivo, forte, che dice cosa fare: cosa che lei apprezza, perché permette di entrare in un universo parallelo al proprio, miracolo che può vivere solo l’attore.

 Discorrendo su Bruce Beresford e Phillip Noyce, registi di origine australiana come lei, la Kidman ha ricordato come Noyce abbia creduto in lei, battendosi quando nessuno ancora credeva nelle sue potenzialità, dimostrando come un paese relativamente piccolo dal punto di vista cinematografico, abbia creato generazioni di talenti internazionali.

Lodevole l’impegno della Kidman per il supporto da dare alle donne attive dietro le quinte, che le statistiche indicano nel 20% del totale delle risorse umane impiegate sul set. Impegno preso anche da Meryl Streep, che aveva come promessa l’essere diretta da donne almeno una volta ogni 18 mesi, cosa accaduta ogni sei: come con Susan Bier, Sofia Coppola, Andrea Arnold.

I più recenti e i prossimi progetti vedono Nicole Kidman in due film con Charlize Theron e Margot Robbie (australiana anche lei), uno dei quali a settembre, e poi godersi famiglia, amore e letture.

Parlando del modo in cui esplora i personaggi, l’attrice ha sottolineato come caratterizzare un ruolo in una mini-Serie sia una sfida superiore rispetto a una serie o un film. La vera difficoltà è tenere viva l’intensità, come l’amore per la recitazione, che per la Kidman si esprime nelle emozioni sul set e al cinema vicino agli spettatori, costatando come concedano il loro prezioso tempo perché apprezzano il valore di ciò che l’attore ti fa vivere.

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