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Nati due volte: il grido di libertà dell’anima evasa dal corpo. Recensione

Coraggioso esperimento del giovane produttore Gianluca Vania Pirazzoli, NATI 2 VOLTE è un film da guardare almeno 2 volte: la prima per apprezzare la delicatezza dei contenuti – la transizione genetica verso il genere sessuale a cui si sente di appartenere – peraltro tratti da una storia realmente accaduta; la seconda per cogliere la poesia di certi momenti empatici ed apprezzare anche gli attimi interpretativi di un cast variegato e ricco di potenzialità espressiva.

 

Certo è che di amore vero si parla in questo film, nonostante il tragitto di una protagonista “lei” che diventa consapevolmente un “lui” in un’elaborazione mentale intrisa di sofferenze e violenze, dove il nemico è rappresentato proprio dai tre elementi di protezione affettiva vitale – famiglia, fidanzato, amici – con dinieghi e rinneghi altrui di un’identità violata dalla stessa giovane esistenza.

NATI 2 VOLTE, regia di Pierluigi Di Lallo, è un film di rispetto comprensione, giocato anche nelle sfaccettature più ironiche proprio sull’incomprensione e incomunicabilità tra gli individui di una piccola comunità – Foligno ne incarna nel film l’essenza-simbolo – che, sommersi da chiusure e pregiudizi, non riescono a guardare oltre, tanto sono ancorati, se non addirittura imprigionati, da una (non)educazione stereotipata. Milano, la grande metropoli, offre in questo una maggiore opportunità alle coraggiose scelte di cambiare non tanto sesso quanto identità, perché il vomito interiore dell’anima lo impone, ma senza considerare le difficoltà sociali, e tanto più burocratiche che certe mutamenti impongono. Maurizio, ex Teresa, è interpretato da un coinvolgente Fabio Troiano in grado di sedurre tanto il suo innamorato di adolescenza Giorgio, impersonato da Marco Calvetti, quanto la nuova compagna di questo, Paola, un’affascinante Euridice Axen.

Nel film un cast di ottima scelta con tipologie assolutamente azzeccate, quali Rosalinda Celentano, nel ruolo di amica, confidente, tenace (e convenientista) futura sposa, Gabriele Cirilli perfetto come parroco omnicomprensivo di qualsiasi “anima di Dio”, Riccardo Graziosi nella parte ambigua di curioso amico “binario” (dove l’omosessualità latente è minimizzata a burla), Francesco Pannofino quale padre intransigente e disperato, con una moglie, vittima come donna e come madre delle circostanze, interpretata da una remissiva ma autentica Daniela Giordano, che ci regala un finale a sorpresa.

Fugaci ma efficaci le prove di Diletta Laezza in quella che fu Teresa, Catena Fiorello, Umberto Smaila e Ninì Salerno: questi ultimi calzano a pennello rispettivamente i ruoli dell’avvocato viveur e del pescatore-padre stralunato dalla storia d’amore impossibile del figlio.  Sceneggiatura complicata – scritta a sei mani da Pirazzoli, Graziosi e Francesco Colangelo – e frammentata da episodi di spassose gag ed incastri situazionali a volte confusi ma supportati dal ritmo musicale (composizioni originali del Maestro Pinuccio Pirazzoli), anche eccessivamente condito ma fedele nell’accompagnare, come una lunga nota di violino, le scelte attoriali e della macchina da presa. Il punto di osservazione del regista viene a sua volta equilibrato da un sapiente filtro fotografico (opera di Claudio Zamarion) in grado di incorniciare azioni e situazioni all’interno di un paesaggio, quello umbro, di incanto visivo, tra la luce del crepuscolo di ruderi sconquassati dal terremoto e riflessi di un lago paludoso vissuto come luogo di scoperte di personalità sessuale. Le scenografie invece sono di Giuliano Pannuti, i costumi di Electra Del Gaudio e il trucco di Vittorio Sodano.

Sofisticato, romantico, realistico, a tratti lento ma mai scontato, questo film – già vincitore di premi a Toronto e Salerno prima ancora di uscire nei cinema – è da respirare col contagocce di una mente che lentamente si schiude a cocenti problematiche di una società della non accettazione. E non c’è happy ending o risoluzione a tarallucci e vino che tenga: l’argomento – primo fra tutti la difficoltà di integrazione come anche le lente procedure burocratiche annesse alla transazione di sesso – scotta e solo in pochi lo sanno. Ci pensa ora il cinema a divulgarne un messaggio profondo, senza mai appesantirlo, ma trattandolo con una sensibilità acuta che ci avvicina con un sorriso e complicità interiore, a questa perturbante ma genuina verità. Ricordandoci che anche se cambia fisicamente una persona, la sua personalità rimane integra.

In sala dal 28 novembre.

 

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