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Libri. “La clandestina” il primo romanzo di Liliana Albini dedicato ai tormenti dell’anima di un amore vissuto

Un amore talmente grande ma… clandestino! Non a loro stessi ma agli occhi del sociale, di quella Storia che fa a pugni con l’Immaginario vincendo per la matematica precisione di regole e divieti morali.

Come in una scacchiera, la protagonista de “La Clandestina”, la prima opera di Liliana Albini edita da Intermedia Edizioni, muove le sue pedine attraverso un metalinguaggio suddiviso in SMS del cellulare, lettere di un “Diario” condiviso con l’amato e autoriflessioni del presente su un taccuino. Si tratta di un’autobiografia in cui l’autrice mette a nudo il suo dolore scrivendo: si tratta di un lavoro di liberazione da un nascondiglio durato oltre 12 anni, quello di una relazione d’amore con un uomo sposato, nel quale ogni domanda sul futuro – pur sapendo l’ineluttabilità di un destino in progressione già scritto (per non volontà umana e per tempi biologici naturali) – viene accantonata dal respiro di una Poesia d’amore in cui le parole tra i due e lo spirito di una condivisione rinchiusa in una “bolla spazio-temporale” distaccano i due protagonisti fuori dal mondo.

La lucida e angosciante autoriflessione della scrittrice, che inizia a prendere forma all’indomani dell’improvvisa morte dell’amato del quale riesce ad aver notizia peraltro solo casualmente (come, altrimenti?, vista la trincea familiare in cui si era sempre rifugiato)  è l’occasione tuttavia per scoprire l’altro da quel Sé sommerso dall’altro, che appartiene al proprio io. In pratica, il distacco definitivo da un oggetto impossibile da possedere, ci fa prendere coscienza gradualmente del tempo perduto. Che non è sprecato, secondo la protagonista, ma che diventa a ritroso un trampolino del pensiero per porsi quesiti sul non aver fatto, non aver detto, non aver imposto una situazione. Senza mai rinnegare l’Amore, ma anzi sublimandolo in quanto attimo fuggente e meraviglioso, nemico della quotidianeità che si fa noia, che cerca un’evasione o che viene letteralmente calpestato dal Caso di un nuovo incontro, quello con ciò che si agogna per movimentare la propria esistenza segnata dal rispetto delle leggi ordinarie. Dinamismo contro Conservazione, sono i termini usati dal protagonista maschile per identificare rispettivamente l’Amante e la Moglie, nelle lettere ritrovate all’interno del comune “Diario” letterario che avrebbero dovuto completare (verrebbe da dire chissà quando). Una flagellazione continua è quella di Liliana nell’autoanalisi che ripercorre a ritroso la sua idea di Amore Sublime: l’Onore di lui contro l’Estensione vitale di lei, la Pietà nei confronti di un’innocente che non merita questo (la coniuge) e la Pena che invece il Lui borghese immerso in una vita più che agiata prova per la sua impossibile Lei, impoverita e ridotta sul lastrico (ma mai povera di sentimenti) che tenta perfino il suicidio, non riuscendoci. Vi sono vari episodi di umiliazione narrati negli episodi di vita vissuta dalla “clandestina” che lei stessa perdona perché non ha affrontato a suo tempo, soggiogata dalla poesia di quei versi unici che le iniettavano energia vitale. In questo graduale montare del dramma, che può far sfociare questo romanzo in una mirabile mise en scène triangolare scenografata dalle mirabili citazioni letterarie ivi contenute (Richard Wagner, Camille Claudel, Herman Hesse, Richard Strauss…), si attua una duplice corsa: quella immersiva del lettore, preso dal ritmo della vicenda, dalla idilliaca corrispondenza amorosa e dall’evoluzione narrativa di una trama tanto triste quanto neorealistica, e quella detachée della stessa amante-amata che percorre la fase finale del suo destino sentimentale alla affannosa ricerca di un perché. Ma quando sembra che il buio si sia appropriato per l’eternità di un’anima sola e debole il cui demerito è stato quello in primis quello di innamorarsi (probabilmente dell’Amore che, come da mito e tradizione, è in perenne fuga) e in secondo luogo quello di insistere per un rapporto “normale” certamente improbabile , ecco che un barlume di luce pare proiettarsi sulle infinite oscurità dell’anima “vedova”: la stessa intensità d’Amore provata nel vissuto appartenente al passato, oramai interrotto dalla morte di lui, dev’essere trasferita nel presente, in ciò che ci circonda – un figlio e un nipotino della protagonista assumono in questo la veste di privilegiati destinatari – con la massima armonia che lo caratterizza, perché, “se il dolore è qualcosa di irrinunciabile”, è più forte la certezza che “se si viene in contatto, anche una sola volta, con la purezza dell’amore spirituale, seppure umano, lo si riconosce per sempre”.

Una storia infelice dalla penna felice, un piccolo grande saggio di psicologia dell’amore che alimenterà significative riflessioni sulle relazioni umane e l’esistenza, su Assoluto e Relativo, e in particolare sulla Felicità, che forse viene meno proprio quando non ci si aggrappa lucidamente a se stessi e alla propria forza interiore…

 

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