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Recovery Plan. Le aziende introducano innovazione e nuovi modelli di business

Il Recovery Plan è partito e i suoi frutti saranno a breve disponibili dall’estate e specialmente nel 2022.

Il Pnrr, piano di Rilancio e resilienza parla chiaro: le aziende devono rafforzare il loro know how, introdurre nuove tecnologie mirate a modelli di business virtuosi e soprattutto costruire relazioni allargando il proprio network e quindi il raggio d’azione.

E’ importante che anche la micro impresa e le PMI non restino indietro. Questo nuova missione deve investire tutto il tessuto industriale attivo in modo da creare una massa critica capace di stimolare nuovi percorsi e strategie a partire dalla digitalizzazione dei dati. I benefici d’altra parte sono davvero tanti e vanno affrontati con la consapevolezza di volere innovare tutti i processi delle imprese.

Resta il fatto che è necessario formare il capitale umano e i tanti talenti che costellano il Paese Italia. E questo potrebbe essere l’occasione per evitare la fuga dei cervelli. Pensiamo ai settori tradizionali e strategici del made in Italy che hanno necessità di innalzare la qualità dei prodotti.

La Transizione 4.0 vale complessivamente circa 24 miliardi di euro. Di questi, oltre 13 miliardi sono destinati alle sue componenti più interessanti che prevedono la Digitalizzazione, innovazione e la competitività nel sistema produttivo.
Il Pnrr, inoltre, rispetto all’originario Industria 4.0 del 2017 prevede l’ampliamento nelle imprese beneficiarie, il riconoscimento del credito fiscale non più su un orizzonte annuale ma osservando tutto il biennio 2021-22 e l’estensione degli investimenti immateriali agevolabili.

Anche per il pubblico come le scuole e le università, in particolare la ricerca si aprono molte opportunità, per esempio se programmano insieme alle aziende percorsi di formazione adatti al nuovo ecosistema digitale.

Non a caso in tantissime università stanno nascendo nuovi corsi di laurea orientati sia alla transizione digitale che alla transizione ecologica, due dei tre grandi assi strategici del Piano. E poi c’è il percorso di formazione professionale terziaria, quella che riguarda gli ITS e che avrà una dotazione da 1,5 miliardi di euro.
Insomma le opportunità ci sono, purchè non si guardi al Pnrr come una sorta di panacea contro tutti i mali.
Ci vorrà una presa di posizione incisiva da parte delle imprese per innovarsi, avere persone capaci di condurre questi progetti che coinvolgano una partnership affidabile e capace tra pubblico e privato.

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