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Teatro Argentina. “Il filo di mezzogiorno”, con la regia di Mario Martone. Recensione

ROMA – Lo spettacolo “Il filo di mezzogiorno”, tratto dall’omonimo memoir di Goliarda Sapienza e diretto magistralmente da Mario Martone, è in scena fino al 5 giugno al Teatro Argentina. 

Goliarda, interpretata da una strepitosa Donatella Finocchiaro, esce prima che il pubblico se l’aspetti – il sipario è ancora chiuso – e attraversa il proscenio, fino ai gradini che portano alla platea. Le sue prime parole – pronunciate con le vocali chiuse della terra siciliana – immettono da subito nell’atmosfera allo stesso tempo lucida e confusa dello spettacolo. Nell’adattare il romanzo autobiografico di una scrittrice italiana a lungo sottovalutata, Ippolita di Majo rimane molto fedele a Goliarda Sapienza: anche in teatro ci si trova a percorrere un viaggio insieme a lei e allo psicanalista Ignazio Majore, interpretato dall’ottimo Roberto De Francesco.

La scenografia è composta da due zone perfettamente speculari: due divani contrapposti, due lampade, due settimini. Lo sdoppiamento della scena si riflette anche sul modo che Goliarda ha di comunicare con il suo psicanalista. A volte parla con la poltrona vuota, mentre dall’altra parte della scena lo psicanalista pone domande ad un divano su cui non c’è nessuno. Lo spettatore sperimenta – grazie alla bravura degli attori – lo stesso spaesamento di Goliarda, seguendo con lei un percorso alla ricerca della memoria perduta. Tutti i giorni alla stessa ora lo psicanalista torna e, passo dopo passo, cerca di aiutare Goliarda a sbrogliare la matassa ingarbugliata dei suoi ricordi, confusi a causa dei troppi elettroshock subiti in una clinica psichiatrica. Goliarda sa a stento chi è, non ricorda di aver tentato il suicidio, non riconosce la sua casa, confonde i piani temporali.

La sua gioventù a Catania le riporta alla mente i volti della madre, del padre, dei fratelli – e il passato da militante antifascista si mescola nella mente di Goliarda con la sua vita presente, a Roma. Il mondo interno della scrittrice prende il sopravvento sulle tempistiche esterne. Lentamente anche lo psicanalista – come lo spettatore – viene trascinato nella vivida psiche di questa donna che sta cercando di aiutare. Per salvare Goliarda dai suoi fantasmi sarà lui a restare impantanato nei propri. Nell’Italia del 1969 non erano molti i romanzi che parlavano di psicanalisi e transfert e scandagliando nel dettaglio il rapporto tra il paziente e l’analista – per di più in chiave autobiografica. Anche sulla scena, come nel libro, le vite dei due si intersecano fino al punto in cui i ruoli sembrano invertirsi – e lo spettatore non sa più se sia l’analista a psicanalizzare Goliarda o viceversa. 

Il filo di mezzogiorno

di Goliarda Sapienza
adattamento Ippolita di Majo
regia di Mario Martone
con Donatella Finocchiaro, Roberto De Francesco

scene Carmine Guarino
costumi Ortensia De Francesco
luci Cesare Accetta
aiuto regia Ippolita di Majo
assistente alla regia Sharon Amato
foto di scena Mario Spada 

info e orari
prima ore 20.00
martedì, giovedì e venerdì ore 20.00
mercoledì e sabato ore 19.00
domenica ore 17.00
lunedì riposo
durata 1 ora e 40′

TEATRO ARGENTINA
LARGO DI TORRE ARGENTINA, 52
00186 – ROMA
TEL. 06 684 00 03 11 / 14

www.teatrodiroma.net

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