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A Padova si riuniscono gli esperti di ooncologia muscoloscheletrica

Il tumore primario dell’osso (sarcoma) è abbastanza raro: in Italia si registra in media ogni anno poco più di 1 caso ogni 100.000 persone, sia uomini sia donne, cioè circa 350 nuovi casi all’anno.

A differenza del tumore primario, che ha origine proprio nell’osso, le metastasi ossee derivanti da altri tumori quali ad esempio quello della mammella o del polmone, sono molto diffuse. I più colpiti dal tumore delle ossa sono i giovani di età media di 20 anni; la metà dei casi è diagnosticata prima dei 59 anni.

Tutti i segmenti ossei possono essere colpiti da tumore: nei bambini e nei giovani adulti sono interessate soprattutto le ossa che hanno una crescita rapida, come le parti terminali delle ossa lunghe (femore, ossa del braccio), ma non sono escluse altre sedi come ginocchio, bacino, spalla e mandibola (queste soprattutto negli anziani). Fino agli anni Sessanta del Novecento, la cura dell’osteosarcoma consisteva in interventi chirurgici demolitivi che spesso prevedevano l’amputazione dell’arto malato.

Oggi la situazione è molto cambiata e la chirurgia ha un approccio sempre più conservativo: rimozione della sola parte malata, innesto osseo con osso dello stesso paziente o da donatore compatibile, oppure l’uso di protesi. A Padova si fa il punto sull’oncologia muscoloscheletrica, sulle diverse tipologie di sarcomi, le nuove metodologie di cura dei tumori dell’osso e sul futuro della chirurgia che tende ad essere sempre meno invasiva e punta alla conservazione e alla ricostruzione per consentire al paziente guarito una migliore qualità della vita.

Nell’Orto Botanico, da oggi a mercoledì, si tiene il corso di oncologia muscoloscheletrica organizzato dal Dipartimento di Ortopedia e Oncologia ortopedica dell’Università di Padova diretto da Pietro Ruggieri che vede riuniti a Padova i maggiori esperti mondiali della disciplina, provenienti dagli Stati Uniti alla Spagna, dalla Grecia, dalla Georgia fino all’Austria. “La formazione specialistica del medico è la vocazione primaria di un Ateneo che include una Scuola di Medicina, come è il caso dell’Università di Padova – spiega Pietro Ruggieri -, dove formazione accademica, ricerca e assistenza si fondono per dare vita a figure professionali altamente specializzate, in grado di affrontare ed essere protagonisti delle nuove sfide poste dallo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate e dai progressi nella ricerca e della pratica chirurgica. Una formazione di eccellenza, multidisciplinare e transnazionale è imprescindibile volano di sviluppo per cure sempre meno invasive, sempre più personalizzate e con i migliori risultati attesi”.

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