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Teatro Quirino. “Spettri” di Ibsen, quando la verità è la cosa più difficile da rivelare

ROMA – Si apre il sipario e lo spettatore vede un qualunque salotto borghese di fine Ottocento. La scenografia è composta da un lampadario in cristallo, un tavolo di legno e qualche sedia foderata di velluto verde.

In ginocchio per terra una ragazza tenta, senza successo, di ricomporre un vaso di coccio andato in frantumi. Lo stesso accadrà alla protagonista del dramma di Ibsen, Helena, che tenterà invano di rimettere insieme i pezzi di una famiglia distrutta. La giovane in ginocchio – Regine, la cameriera di Helena Alving – si alza quando entra il padre, un falegname rozzo e claudicante, che vuole l’aiuto della figlia per aprire la Casa del Marinaio, una taverna giù al porto. Regine (Eleonora Panizzo) non vuole saperne e scaccia il padre (Giancarlo Previati) prima dell’ingresso del Pastore Menders (Fabio Sartor). Il Reverendo è lì per concordare con la signora Helena – ne veste i panni la grande Andrea Jonasson – i dettagli dell’inaugurazione di un asilo che sarà intitolato alla memoria del defunto marito.

Il Capitano Alving è noto a tutti per essere stato un benefattore e un uomo pio, ma è un’immagine falsata, creata dalla moglie per salvaguardare le apparenze agli occhi di tutti e del figlio. Osvald, interpretato dall’ottimo Gianluca Merolli, è il personaggio più tormentato. Appena tornato da Parigi, Osvald si trova nella sua grigia campagna norvegese, perseguitato dal fantasma di un padre perfetto che non è mai esistito. L’ideale che la madre ha costruito a beneficio del figlio ha danneggiato Osvald e l’allontanamento da casa – che nei piani di Helena era un modo per proteggerlo dall’influenza nefanda del padre – agli occhi del ragazzo appare solo un tentativo di liberarsi della sua presenza in casa. Muovendosi tra il passato e presente della sua protagonista, Ibsen porta in scena l’ipocrisia della morale borghese, fondata sul perbenismo di facciata, incarnato appieno dalla figura del Reverendo Menders, che accusa Helena di essere venuta meno ai suoi doveri di moglie e madre.

È proprio al Pastore che la donna rivela la tragica farsa che è stata il suo matrimonio, nonché la natura dissoluta e folle del Capitano Alving. Helena, che per tutta la vita ha nascosto la verità ad un figlio che la bramava, rivela troppo tardi l’indole del padre e confessa che la giovane cameriera Regine, di cui Osvald è innamorato, è il frutto di una relazione extraconiugale del Capitano Alving. Gli eventi precipitano e la crisi si risolverà in una tragica conclusione, che non sveleremo. In conclusione, si può dire che Helena è un “rovesciamento” di Nora, la protagonista del celebre dramma di Ibsen “Casa di bambola”. A differenza di Nora, Helena non è riuscita a scappare dalla sua opprimente dimora. È rimasta intrappolata nell’ipocrisia della vita borghese: anziché disvelarla, come ha fatto Nora, l’ha nutrita con le proprie menzogne. Sarà lei stessa, alla fine, a pagarne le conseguenze. 

13.18 dicembre

Teatro Stabile del Veneto

presenta

ANDREA JONASSON

SPETTRI

di Henrik Ibsen

adattamento Fausto Paravidino

con GIANLUCA MEROLLI FABIO SARTOR GIANCARLO PREVIATI ELEONORA PANIZZO

scene e costumi Adomas Jacovskis

musica Faustas Latènas, Giedrius Puskunigis, Jean Sibelius, Georges Bizet

disegno luci Fiammetta Baldiserri

ripresa luci Oscar Frosio

regia RIMAS TUMINAS

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