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ALLUCCAMM’ – Femminielli che salvano Napoli dai nazisti

Una delle tante storie disperate delle Quattro Giornate di Napoli, ricordate e definite come l’insurrezione popolare napoletana contro le forze di occupazione tedesche,  dove si snoda un racconto di infanzia rubata, di ricerca di identità.

La cronaca di un percorso di accettazione e, nel medesimo momento, un viaggio nei sentimenti di chi vive “na matassa ‘mbrugliata”, in un corpo che non sente proprio, a cui non resta altro che “alluccare”, in nome della libertà. 

Eccolo Luca Pizzurro, autore e regista della pièce, che rinchiude la sue Dolores e Jolanda in un basso pretenzioso dei quartieri spagnoli, ghetto sconnesso, territorio ricco di storia, in cui s’inseguono i sogni e le illusioni di loro, solitari travestiti.

Momenti di grande vitalità, profonda umanità, che consentono allo spettatore di individuare le differenze caratteriali delle due protagoniste che, al caso, calcano le tavole i bravi Andrea Fiorillo e Carlo Liccardo.

“Una dichiarazione d’amore a Napoli”, così afferma Pizzurro che bene conosce la città da quando, per amore di Luana Iaquaniello, coreografa dello spettacolo e sua compagna, si è trasferito.

“Napoli ha ispirato la storia”, racconta Pizzurro, “nel momento in cui soni entrato nella Chiesa dell’Annunziata dove si trova la ruota degli esposti. Quel buco piccolissimo da cui entravano i neonati.

E così l’idea è nata: scrivere una storia che potesse riguardare l’abbandono e il riscatto. 

E poi i quartieri spagnoli con i suoi personaggi, i femminelli che hanno avuto un ruolo fondamentale per la liberazione della città dal giogo nazista. Una storia nata piano piano, attraverso i quartieri, attraverso le persone, attraverso i racconti”. Continua il regista.

Ruccello sembra accompagnare la drammaturgia di Pizzurro e, per quanto il testo “cult” del teatro napoletano, con la sua scrittura d’impatto, con il suo gioco perfido di illusioni e sconfitte, quasi un thriller senza sbocco e senz’altra storia che quella di una illusione, di un’attesa disperata, di una violenza interiore, di un assedio malato,  che sembra la messa in scena de “Le cinque rose di Jennifer”, appaia così vicino, è, come ci racconta Luca – che ama le opere di Ruccello – una casualità narrativa, la somiglianza.

Un basso, due travestiti e un conflitto che fa da contraltare allo sbarco americano che ha più il sapore di una vacanza che di una liberazione. 

I femminielli, personaggi complessi con l’anima dentro, hanno salvato Napoli.

Ancora si replica al Teatro Licantropo per poi arrivare a Bruxelles a Marzo.

Regia Luca Pizzurro

Attori Andrea Fiorillo, Carlo Liccardo

Coreografie Luana Iaquaniello

Musiche Enzo Gragnaniello

Costumi Graziella Pera

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