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I premi de Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale. 13a edizione

ROMA – Si è concluso con un notevole afflusso di pubblico a Roma, presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo la tredicesima edizione de Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale.

Diretto da Federico Russo per la parte scientifica e da Franco Montini per quella artistica e promosso da ROMA CAPITALE e dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1 in collaborazione con il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e con SCENA, lo spazio cinema della Regione Lazio.
 
La giuria, formata dallo psichiatra Alessandro Coni, dal regista Alessio Cremonini, dalla regista Antonietta De Lillo, dall’assistente sociale Emanuela Lena e dal giornalista Aligi Pontani, ha assegnato i seguenti premi:
 
Miglior Lungometraggio, Premio “Jorge Garcia Badaracco – Fondazione Maria Elisa Mitre” a  I Sogni Abitano di Marco Della Fonte
 
È un film sulla libertà di sentirsi se stessi nonostante il mondo esterno, sull’amore come motore di emancipazione, sul valore simbolico della natura e sul bisogno di immergersi in essa per trovare salvezza.

L’uso dei primi piani apre una breccia nel cuore dello spettatore che viene catturato emotivamente dal bisogno estremo di libertà che i personaggi di Libero, mai un nome è stato più calzante, e di Anja esprimono con occhi fragili e commoventi e con la paura di conquistare la felicità. Colpisce il contrasto fra una speranza di redenzione, legata alla nascita di una nuova vita, e il fardello di un passato, segnato dall’orrore del manicomio, che continua ad incombere. 


La giuria ha assegnato anche una menzione speciale a Svegliami a mezzanotte di Francesco Patierno


Il Premio SAMIFO – ASL Roma 1 (Salute Migranti Forzati), Premio speciale assegnato da una seconda giuria, formata da 3 esperti, che ha selezionato il film che meglio ha ritratto ed espresso aspetti legati alla transculturalità e alla vulnerabilità delle persone migranti, è andato a Trieste è bella anche di notte di Matteo Calore, Stefano Collizzolli e Andrea Segre.
 
Un documentario audace che denuncia una violazione dei diritti umani trascurata dai media e poco nota al pubblico: quella del respingimento dei migranti al confine tra Italia e Slovenia. Una regia misurata che non cade mai nella retorica e alterna riprese differenti in modo intelligente, facendo diventare anche un semplice cellulare testimone stesso della sofferenza umana. Esaminando con occhio clinico il calvario di coloro che impiegano mesi, anni, a percorrere l’inferno della Rotta balcanica, ma anche le atrocità delle guardie di frontiera che li respingono prima ancora di valutare se hanno diritto alla protezione internazionale, “Trieste è bella di notte” è un film che va visto.
 
Il Premio del Pubblico a (film che ha ottenuto il maggior gradimento dagli spettatori dei film proiettati c/o SCENA) è stato assegnato a Peso Morto di Francesco Del Grosso
 
Il cortometraggio Tre vite di Cristina Trio e Fabio Bobbio, si è aggiudicato il Premio Fausto Antonucci con la seguente motivazione:
 
La giuria ha attribuito il premio di miglior cortometraggio a Tre Vite per il racconto che Elena, Renzo e Angelo hanno donato al pubblico con grande generosità, autenticità e profondità. Cercare appigli per salvarsi dal giudizio di studente non dotato, sentirsi spostato come un sacco di patate, essere in balia di voci assordanti sono alcuni frammenti dei loro racconti che fotografano la dimensione di disperazione in cui i tre protagonisti si sono ritrovati imbrigliati. Ma la salvezza può arrivare anche in contesti che non hanno accreditamenti istituzionali, in quei luoghi in cui la comunità reale diventa comunità di cura; in quei luoghi in cui si è i benvenuti e in cui si viene guardati negli occhi.
 
 
Il festival ha assegnato, come ogni anno, durante la serata finale al MAXXI, il Premio Lo Spiraglio Fondazione Roma Solidale Onlus a un personaggio particolarmente significativo del mondo cinematografico. Il Premio è stato consegnato al regista Roberto Andò. La stranezza, un po’ il caso cinematografico dell’anno, racconta la genesi de Sei personaggi in cerca d’autore, legandola ai fantasmi dell’inconscio di Pirandello. Ma l’attenzione alle inquietudini, ai disagi, ai sogni, alle ombre, alle malattie e alle fantasie mentali sono un tema che ricorre spesso nella produzione cinematografica, ma anche teatrale e letteraria, di Roberto Andò. Basti pensare che Leonardo Ferri, il protagonista del film Viaggio segreto è uno psicanalista, per altro tormentato da un doloroso ricordo d’infanzia e morbosamente legato alla sorella; che la vicenda de Le confessioni ruota attorno ad un suicidio; che i gemelli Oliveri di Viva la libertà sono rispettivamente un depresso in fuga dalle proprie responsabilità e un matto con un lungo passato di cure psichiatriche. L’attenzione di Andò nei confronti della psicoanalisi, confessata più volte in interventi ed interviste, non nasce solo dalla presenza a Palermo di una grande scuola collegata alla moglie di Tomasi di Lampedusa, autore su cui Andò ha lavorato a lungo, ma è naturale conseguenza delle caratteristiche del suo cinema. Si tratta, infatti, di un cinema che, spesso basandosi sull’ambivalenza della memoria, racconta una realtà ambigua, contraddittoria, elusiva, sfuggente, oscura e sotterranea che va indagata attraverso gli strumenti della psicanalisi.
Nelle edizioni precedenti sono stati premiati Elio Germano, Claudio Santamaria, Saverio Costanzo, Fabrizio Bentivoglio, Anna Foglietta, Paolo Virzì, Sergio Rubini, Sergio Castellitto, Carlo Verdone, Alba Rohrwacher, Marco Bellocchio e Giulio Manfredonia.
 
 

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