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L’intelligenza artificiale contro la pandemia

Secondo i ricercatori del Virginia Polytechnic Institute and State University, l’Intelligenza artificiale ChatGPT potrebbe salvare l’umanita’ da una prossima eventuale pandemia.

A tal proposito, gli scienziati hanno usato l’intelligenza artificiale gratuita, ChatGPT, per simulare future epidemie con la diffusione di agenti patogeni per via aerea in una piccola citta’. I modelli attuali utilizzano l’analisi matematica, ma i ricercatori hanno scoperto di poter impiegare chatbot per simulare la diffusione di un virus in una città.

La squadra di ricerca ha creato una citta’ americana fittizia con 100 persone al fine di indagare su come avrebbero reagito a un’epidemia.

Gli esperimenti hanno dimostrato che i personaggi erano piu’ propensi ad auto quarantenarsi quando venivano informati delle condizioni sanitarie della societa’, delle notizie sull’epidemia e del conteggio giornaliero dei casi attivi.

I ricercatori hanno chiesto a ChatGPT di creare la citta’ di Dewberry Hollow con 100 persone a cui sono stati dati nomi, eta’, tratti della personalita’ e biografie, vittime di un virus fittizio chiamato Catsate.

“Quando sono state fornite informazioni sul virus – hanno spiegato gli autori – e’ stato specificato che il Catsate e’ un virus infettivo trasmesso per via aerea da uomo a uomo con una letalita’ sconosciuta e che gli scienziati prevedono una potenziale epidemia”.

La squadra di ricerca ha condiviso alcuni frammenti dei personaggi utilizzati per l’esperimento. Liza e’ una ventinovenne diffidente, indecisa, poco aggressiva e indipendente, mentre Carol, trentaseienne, ha tratti di cooperazione e placidità.

Per fornire una gamma piu’ vasta per eta’ e personalita’, il gruppo di ricerca ha creato anche Eugene, sessantaquattrenne crudele, senza scrupoli. Sono stati, poi, condotti tre esperimenti per un totale di dieci volte ciascuno.

Le tre condizioni comprendevano un’esecuzione di base, un feedback di autovalutazione del proprio stato di salute e un feedback completo.

Nella condizione fittizia il virus si diffondeva, ma erano i personaggi o gli agenti a dover decidere se rimanere a casa e non interagire con gli altri.

Nel caso del feedback sull’autovalutazione del proprio stato di salute, oltre alle informazioni di base, gli agenti sono stati informati sui sintomi di salute che stavano riscontrando e che potevano potenzialmente indurli a una auto quarantena decidendo di restare a casa.

Poi, in ultima battuta, il feedback completo, dove gli agenti hanno letto le notizie del giorno, comprese le informazioni sulla percentuale di persone nella citta’ che hanno riportato i sintomi del Catasat.

Un altro passo per appiattire la curva nella citta’ fittizia e’ stato informare gli agenti sul loro stato di salute all’inizio di ogni fase temporale.

“Abbiamo notato che gli agenti con sintomi sono stati piu’ propensi a diminuire la loro mobilita’”, hanno affermato gli autori. “La maggior parte degli agenti con sintomi di febbre e tosse e’ rimasto a casa in quarantena, rallentando, di conseguenza, la diffusione della malattia” hanno continuato i ricercatori.

Nella condizione finale, con un feedback completo, gli scienziati hanno scoperto che, quando gli agenti sono stati stimolati con informazioni relative alla salute della societa’, con notizie sull’epidemia e con il conteggio giornaliero dei casi attivi nella loro citta’ simulata, sono stati in grado di appiattire la curva dell’epidemia della loro citta’ in modo sostanziale, attraverso l’auto isolamento.

Oltre a creare un nuovo metodo di modellazione delle epidemie, lo studio contribuisce alla letteratura sulla complessita’ e sulla modellazione dei sistemi complessi, fornendo un nuovo approccio per incorporare il comportamento umano nei modelli di simulazione dei sistemi sociali”, hanno concluso gli autori.

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