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Protesi Bionica Integrata in modo rivoluzionario. L’innovativo Avanzamento nella Robotica Medica

Per la prima volta nella storia, una protesi bionica è stata completamente integrata nel sistema scheletrico e nervoso di una paziente, aprendo nuove prospettive nella scienza della robotica medica.

Questa innovativa interfaccia uomo-macchina osseointegrata è stata impiantata con successo in una donna svedese che aveva perso il braccio destro in un incidente agricolo.

I risultati di questo straordinario studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science Robotics ed hanno rappresentato il culmine di anni di ricerca nel progetto europeo DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated Prosthesis with neural control and sensory feedback), coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

L’interfaccia meccanica con l’arto residuo e l’affidabilità del controllo rappresentano due delle sfide principali nel mondo delle protesi artificiali.

Spesso, le protesi più avanzate disponibili in commercio risultano scomode e difficili da controllare, portando molte persone che hanno subito amputazioni a rifiutarle.

Un team di ingegneri e chirurghi multidisciplinari ha superato queste sfide sviluppando una rivoluzionaria interfaccia uomo-macchina, che permette l’integrazione confortevole della protesi con lo scheletro dell’utente attraverso l’osseointegrazione e la connessione diretta con il sistema nervoso tramite elettrodi impiantati nei nervi e nei muscoli.

Il professor Max Ortiz Catalan, un esperto di protesi neurali, è stato il pioniere di questa ricerca, e il successo ottenuto con Karin, la paziente svedese, dimostra il potenziale di questa tecnologia nel migliorare la vita di coloro che hanno subito amputazioni.

Un aspetto cruciale di questa nuova tecnologia bionica è la solida connessione scheletrica creata attraverso l’osseointegrazione, dove il tessuto osseo si fonde con il titanio, assicurando un controllo più naturale ed efficace della protesi.

Il professor Rickard Branemark, pioniere nell’osseointegrazione delle protesi, ha guidato questa innovativa procedura, aprendo nuove possibilità per la riabilitazione degli amputati attraverso la combinazione di osseointegrazione, chirurgia ricostruttiva, e intelligenza artificiale.

Il team di ricerca italiano coinvolto in questo progetto ha svolto un ruolo fondamentale nell’ottimizzazione della protesi bionica. Riorganizzando i nervi e i muscoli dell’arto residuo, hanno fornito alla protesi una maggiore capacità di controllo motorio.

Il dottor Paolo Sassu, uno degli specialisti coinvolti nell’intervento, ha lavorato presso l’ospedale universitario Sahlgrenska in Svezia. Questo approccio interdisciplinare permette di offrire soluzioni personalizzate ai pazienti, combinando interventi biologici come il trapianto di mano con protesi neuromuscoloscheletriche.

Christian Cipriani

Il coordinatore del progetto, il Prof. Christian Cipriani, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sottolinea l’importanza della collaborazione nell’evoluzione delle tecnologie protesiche e robotiche, con l’obiettivo di migliorare significativamente la qualità della vita delle persone.

La mano robotica sviluppata da Prensilia e utilizzata nello studio, si distingue per le sue caratteristiche meccaniche e sensoriali avanzate, consentendo agli utilizzatori di eseguire con facilità l’80% delle attività quotidiane. Il design personalizzabile di questa protesi è stato studiato per aumentare l’accettazione da parte degli utenti, affinché possano essere orgogliosi della propria identità.

La “Mia Hand” non è semplicemente una protesi, ma un’estensione perfetta di chi la utilizza, che riflette il loro stile e personalità.

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