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Protesi anca: per quali disturbi è indicata e come avviene l’intervento

La protesi all’anca è un dispositivo in ceramica o titanio che consente a chi soffre di coxartrosi, necrosi della testa del femore, displasia o altre patologie dell’anca di ritrovare la perduta funzionalità dell’articolazione.

Si tratta di una soluzione che viene consigliata dal medico chirurgo specializzato in ortopedia e traumatologia dell’anca quando altri tipi di terapia o interventi non sarebbero sufficienti per risolvere il problema. Naturalmente, per ottenere risultati duraturi e soddisfacenti è fondamentale affidarsi a uno specialista rinomato che applichi le tecniche chirurgiche più moderne e faccia uso di protesi realizzate con materiali biocompatibili, duraturi e resistenti alla tipica usura a cui è soggetta questa particolare articolazione.

Chi desidera sottoporsi a una visita di controllo per capire se il suo problema necessita di questo tipo di intervento, può contattare subito un chirurgo ortopedico per protesi all’anca a Milano o nella propria città di riferimento e fissare un primo appuntamento.

In questo articolo vi spiegheremo quali sono i disturbi per i quali può essere utile ricorrere alla protesi anca e come avviene l’intervento.

Protesi anca: quando è indicata

Il posizionamento di una protesi all’anca è una scelta che viene fatta dallo specialista in caso di gravi scompensi a livello articolare. In particolare, rientra tra le soluzioni consigliate in presenza di patologie degenerative che hanno ormai raggiunto uno stadio avanzato oppure in soggetti anziani che presentano fratture scomposte del femore.

Tra le principali patologie che possono richiedere questo tipo di intervento rientra, in primis, l’artrosi dell’anca, nota anche con il nome di coxartrosi. Piuttosto diffusa tra le donne sopra i 60 anni e gli uomini sopra i 50, si tratta di una malattia infiammatoria degenerativa che porta a un’usura progressiva della cartilagine presente nell’articolazione dell’anca.

Anche l’artrite, l’osteonecrosi e i tumori ossei possono richiedere questo tipo di intervento, il quale, a seconda dei casi, può prevedere:

  • la sostituzione della sola testa del femore: in questo caso si parla di protesi anca parziale o endoprotesi;
  • la sostituzione non solo della testa del femore, ma anche di parte della cavità acetabolare: questo tipo di protesi, di tipo totale, prende il nome di artroprotesi.

Naturalmente, il tipo di protesi utilizzata dipenderà dalla patologia presente e dalla gravità della patologia. La decisione verrà presa dall’ortopedico dopo un’accurata serie di esami e l’attenta analisi delle condizioni fisiche e cliniche del paziente.

Come avviene l’intervento per l’inserimento della protesi

L’intervento per l’inserimento della protesi anca può variare a seconda delle condizioni del paziente, del tipo di protesi che dovrà essere inserita e delle tecniche seguite dal chirurgo ortopedico scelto.

L’operazione può essere effettuata con anestesia generale o spinale e richiede un ricovero che può durare diversi giorni. Al termine dell’operazione, il paziente potrebbe accusare dolore per alcuni giorni. Durante la degenza in ospedale, viene seguito con attenzione e guidato nelle prime fasi della ripresa, attraverso sedute di fisioterapia che lo aiuteranno a recuperare più rapidamente la mobilità articolare dell’anca.

Per conoscere nel dettaglio le procedure operatorie alle quali ci si dovrà sottoporre, nonché i tempi di recupero, è necessario rivolgersi al chirurgo che effettuerà l’operazione.

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