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Giappone: robot a Fukushima per la rimozione dei detriti radioattivi

La centrale nucleare di Fukushima torna al centro dell’attenzione internazionale. A distanza di oltre un decennio dal disastro provocato dallo tsunami del 2011, i tecnici hanno avviato una nuova fase dei lavori di smantellamento, impiegando robot telecomandati per la ricognizione all’interno dei reattori danneggiati.

L’obiettivo è preparare il terreno alla futura rimozione dei detriti radioattivi, uno dei compiti più complessi e delicati della storia dell’energia nucleare.

Fukushima e la sfida dello smantellamento nucleare

La tragedia del 2011 ha lasciato all’interno della centrale circa 880 tonnellate di materiale radioattivo tra combustibile fuso e altri detriti. La loro rimozione rappresenta la sfida più ardua del piano di decommissioning, che secondo le previsioni durerà diversi decenni.
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, i livelli di radiazioni rimangono troppo elevati per consentire l’intervento diretto degli operatori umani. Per questo motivo la Tepco, l’azienda che gestisce la centrale, ha deciso di ricorrere a sistemi robotici in grado di operare in ambienti estremamente pericolosi.

Cosa accadde a Fukushima nel 2011?..

Cosa accadde a Fukushima nel 2011
L’11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 9.0, seguito da un devastante tsunami, colpì la costa nord-orientale del Giappone. Le onde alte oltre 14 metri superarono le barriere di protezione della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, provocando l’allagamento dei sistemi di raffreddamento. Questo portò alla fusione del nocciolo in tre dei sei reattori e al rilascio di enormi quantità di materiale radioattivo nell’ambiente. L’incidente è stato classificato di livello 7 sulla scala INES, lo stesso di Chernobyl, ed è considerato uno dei peggiori disastri nucleari della storia.

I robot Spot e Packbot in azione

La società ha confermato di aver inviato all’interno di un reattore due robot: “Spot”, con l’aspetto di un cane robotico e dotato di telecamera ad alta definizione, e “Packbot”, progettato per missioni esplorative in scenari ad alto rischio. Entrambi sono equipaggiati con dosimetri per misurare i livelli di radioattività.
Secondo Tepco, i dati raccolti in questa fase di monitoraggio saranno fondamentali per stabilire la strategia da adottare per il recupero dei detriti radioattivi.

Tempistiche e rinvii del progetto

L’operazione di studio durerà circa un mese e si affianca a precedenti missioni pilota, che avevano già permesso la raccolta di piccoli campioni di materiale radioattivo inviati poi a laboratori di ricerca per analisi più approfondite.
Tuttavia, i tempi di intervento restano lunghi. Tepco ha infatti annunciato che la rimozione vera e propria dei detriti non inizierà prima del 2037, con un rinvio significativo rispetto all’inizio degli anni ’30, come inizialmente previsto. Questo spostamento rischia di compromettere l’obiettivo condiviso da governo giapponese e Tepco: dichiarare la centrale di Fukushima completamente smantellata entro il 2051, una scadenza già considerata estremamente ambiziosa dagli esperti del settore.

Fukushima come banco di prova per la tecnologia robotica

Il ricorso a robot come Spot e Packbot non rappresenta solo una misura di sicurezza, ma anche un importante banco di prova per la tecnologia robotica in scenari estremi. La gestione dei detriti radioattivi di Fukushima richiederà soluzioni sempre più innovative, capaci di unire intelligenza artificiale, sensoristica avanzata e capacità di operare in ambienti ostili.
La sfida giapponese potrebbe diventare un modello di riferimento internazionale nella gestione delle emergenze nucleari e nel decommissioning delle centrali di vecchia generazione.

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