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PFAS e vaccini: uno studio rivela come riducono gli anticorpi nei bambini

L’Università di Padova chiarisce i meccanismi cellulari che indeboliscono la risposta immunitaria

L’esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) continua a sollevare gravi interrogativi sul piano della salute pubblica, in particolare per quanto riguarda i bambini. Un nuovo studio dell’Università di Padova fornisce ora una spiegazione biologica precisa del motivo per cui i PFAS compromettono la risposta ai vaccini in età pediatrica, confermando un impatto diretto sul sistema immunitario. La ricerca dimostra che il PFOA, uno dei PFAS più diffusi, è in grado di ridurre fino al 45% la produzione di anticorpi fondamentali per la memoria vaccinale.

PFAS e sistema immunitario: un legame sempre più documentato

Da anni le principali agenzie sanitarie internazionali indicano l’indebolimento della risposta vaccinale come uno degli effetti più solidamente associati all’esposizione ai PFAS nell’uomo. Studi epidemiologici condotti in Nord Europa e negli Stati Uniti hanno mostrato che i bambini che vivono in aree contaminate presentano livelli più bassi di anticorpi dopo le vaccinazioni di routine, come quelle contro tetano, difterite e morbillo. Tuttavia, fino a oggi, mancava una dimostrazione diretta dei meccanismi cellulari responsabili di questo fenomeno.

Lo studio: cosa accade ai linfociti B esposti al PFOA

La ricerca padovana ha analizzato il comportamento dei linfociti B, le cellule deputate alla produzione di anticorpi, in condizioni controllate di laboratorio. I campioni cellulari, provenienti da sette donatori sani non esposti a PFAS, sono stati coltivati ed esposti al PFOA per osservare eventuali alterazioni funzionali. Lo studio, durato quasi due anni, ha permesso di seguire in dettaglio le diverse fasi di attivazione e maturazione delle cellule immunitarie.

I risultati mostrano che i linfociti B esposti al PFOA proliferano meno, rispondono in modo ridotto agli stimoli fisiologici e rallentano il loro processo di maturazione. Questo si traduce in una diminuzione significativa della produzione di anticorpi, in particolare delle immunoglobuline G (IgG), essenziali per garantire una protezione duratura dopo le vaccinazioni infantili.

Una riduzione degli anticorpi coerente con i dati epidemiologici

La diminuzione della produzione di anticorpi osservata in laboratorio, compresa tra il 30% e il 45%, è perfettamente in linea con quanto già documentato negli studi di popolazione. Questo dato rafforza l’ipotesi che l’esposizione ai PFAS non si limiti a una correlazione statistica, ma abbia un effetto causale diretto sulla funzionalità del sistema immunitario pediatrico.

Il contributo della ricerca italiana

Lo studio è stato condotto dai professori Carlo Foresta e Francesco Cinetto dell’Università di Padova, in collaborazione con Luca De Toni e Andrea Di Nisio. Il lavoro rappresenta un tassello fondamentale nella comprensione degli effetti biologici dei PFAS, perché dimostra come il PFOA interferisca direttamente con i meccanismi cellulari alla base della risposta immunitaria.

PFAS e salute pubblica: i risultati al centro del dibattito istituzionale

I risultati della ricerca saranno presentati il 16 dicembre 2025 al Senato della Repubblica, durante la tavola rotonda “Esposizione a PFAS e manifestazioni cliniche: strategie di intervento sanitario”, in programma presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro.

L’evento, promosso su iniziativa del presidente della 7ª Commissione permanente, senatore Roberto Marti, vedrà la partecipazione di esperti nazionali e rappresentanti istituzionali del mondo sanitario e ambientale e sarà trasmesso in streaming sulla web tv del Senato.

Un segnale d’allarme per la tutela della salute dei bambini

«Questo studio rappresenta un passo avanti decisivo nella comprensione degli effetti dei PFAS sul sistema immunitario umano», spiega il professor Carlo Foresta. «La riduzione degli anticorpi che abbiamo osservato a livello cellulare è sovrapponibile a quella rilevata negli studi epidemiologici sui bambini esposti. È una conferma scientifica solida che impone una riflessione urgente sulle strategie di prevenzione e sulla necessità di limitare l’esposizione a questi composti, per proteggere in modo più efficace la salute dei più piccoli».

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