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Il nuovo libro di Dacia Maraini:“Anche i cani a volte volano” 

Molti cani, qualche gatto, perfino un gabbiano e una lupetta randagia. Quanti animali sono passati per le case dove è vissuta Dacia Maraini, la scrittrice nota per il suo amore per gli animali che hanno bisogno di aiuto! 

    E a tutti quei suoi protetti ha dedicato un libro, in questi giorni in edicola: Anche i cani a volte volano con un sottotitolo indicativo delle intenzioni dell’autrice: Storie di animali per tornare umani. 

    Edito da Solferino (pag. 186 euro 16,50), il libro è a cura di Eugenio Murrali che collabora con la scrittrice da quando era ancora un promettente allievo della scuola di giornalismo dell’università Luiss Guido Carli.

È una breve raccolta di affettuosi ricordi per ogni animale passato per la casa e per tutti il rimpianto per averli visti arrivare alla fine della loro vita, molto più breve di quanto vorrebbe chiunque abbia avuto un quadrupede in casa e al quale sia stato particolarmente affezionato. I ritratti si susseguono sul filo della memoria. In rapida sintesi:

“Il primo cane che io ricordi era una femmina rossa di pelo molto indipendente. Si chiamava Regina ed era una trovatella, come la maggior parte dei cani che ho avuto in casa. Regina andava veniva come voleva non c’era modo di fermarla. Era poco casalinga, insomma. Non ricordo la sua morte, perché è sparita senza lasciate traccia, come spariscono le fate e le regine delle fiabe. L’ho aspettata per mesi poi ho dovuto credere alle parole di mia madre, Topazia, che mi ha detto: “Sarà volata via, come una cornacchia. Anche i cani a volte volano” – “E dove vanno?” – “Sulla Luna, dove vuoi che vadano. Se guardi bene, puoi vedere tanti cani che saltano e ballano sui deserti della Luna”.  

“L’ultimo cane che mi è stato vicino per tredici anni è stata Bionda, la più intelligente, la più straordinaria, la più affettuosa dei cani. Mi ha fatto da madre per anni. Mi ha protetta, curata, divertita e consolata come nessun cane prima di lei…. Aveva un modo di parlarmi che era tutto suo, con lei piccoli colpi di muso sul braccio. Sapeva dirmi tutto: se aveva fame, se aveva sete, se c’era qualcuno che stava arrivando dal giardino, se c’era un cane estraneo in vista, se il gas era rimasto aperto, se la pentola sul fuoco bolliva da troppo tempo dimenticata, se ero stata troppo tempo seduta al tavolino e lei riteneva che fosse l’ora di muovermi per sgranchirmi le ossa. Ci capivamo con un solo sguardo. Era la mia più cara amica, io le parlavo e lei annuiva. Sapeva perfino ridere…”.

*   *   *

Nella foto della quarta di copertina Dacia Maraini è abbracciata ad uno dei suoi cani, un setter dallo sguardo dolce. L’ho riconosciuto subito, anche se è passato qualche anno, dal giorno in cui ne feci la conoscenza per un’intervista per il telegiornale in occasione dell’uscita di un suo nuovo libro.  L’appuntamento era fissato, un pomeriggio d’estate nella bella casa romana di Dacia con vista su porta del Popolo. Ma a fare gli onori di casa era stato soprattutto il suo cane, il bellissimo setter che era votato all’amore protettivo per la scrittrice fino al punto di imparare alla perfezione il rituale delle interviste televisive in casa. 

Evidentemente aveva assistito a più d’una e si era convinto di poter rivestire il ruolo di regista. L’intervista fu, dunque, occasione, per chi scrive, di raccontare l’incontro con un cane straordinario che meritò di figurare in un librino, Storie vere di cani veri, dato alle stampe in quegli anni: fra le altre c’è anche l’impresa televisiva del setter di Dacia Maraini descritta in ogni suo dettaglio. 

L’appuntamento era per il primo pomeriggio. Il sole entrava a fiotti dal terrazzo che circonda l’appartamento. La location dove ambientare l’intervista è il salotto con un divano al centro e due poltrone sistemate a dovere intorno al caminetto per l’occasione spento, siamo in estate. Come disporsi? La scrittrice lascia fare ai tecnici. 

Il setter è attentissimo, sembra debba curare la regia dell’evento, per quanto domestico, forse proprio per questo: quel salotto è il suo regno, è un cane saggio, sa qual è il suo ruolo in quella casa zeppa di libri: fare compagnia alla scrittrice, starle sempre accanto, dimostrarle affetto e simpatia. 

È quel pomeriggio decide di assumere il ruolo del regista, e lo fa tenendo subito d’occhio l’operatore che imbraccia la telecamera: se lo vede indicare il divano sul quale far sedere l’intervistata gli fa capire che è una scelta sbagliata.  E come fa? Si va a sdraiare su una poltrona che rispetto al divano è in una luce migliore. Si mette in posa come fosse lui l’intervistato e guarda il cameraman con insistenza. È tutto un gioco di sguardi, che funziona. 

L’uomo dice: “È molto meglio lì, dove sta il cane” e punta diversamente la telecamera. Tenendo sempre d’occhio la situazione, il setter si sposta di continuo fra gli arredi: adesso sembra cercare il posto giusto dove far piazzare la telecamera già fissata su un treppiede. D’un tratto l’operatore che sta sistemando gli obiettivi si sente osservato: si guarda intorno e vede spuntare un occhio e un orecchio da dietro una pila di libri in un angolo morto del salotto.

 È il setter che sembra suggerirgli un cambiamento. “Forse è meglio che mi metta li, dietro quei libri, dove sta il cane” borbotta fra sé e procede a spostare l’attrezzatura. Rimane il problema delle luci: “Il sole sta calando – osserva il tecnico che affianca il cameraman – ci vorrà uno spot”. 

Ma il setter sembra avere la soluzione e la indica all’uomo: davanti alla finestra che dà sul terrazzo, con la luce alle spalle finché c’è e poi il faretto, se serve. 

Si può cominciare con l’intervista. “Ma dov’è il cane?” si chiede l’operatore al quale sembra sia venuto a mancare un prezioso collaboratore: è uscito sul terrazzo e da lontano attira lo sguardo dell’uomo che lo segue quasi l’avesse chiamato. E in terrazzo grazie al setter scopre un’altra bella inquadratura sui tetti di Roma. 

Partono le domande di rito, seguono le garbate risposte della scrittrice. Il cane-regista si sdraia dietro la telecamera, ovviamente fuori campo, e assiste in silenzio. Solo alla fine salterà a prendersi un po’di coccole dalla padrona e avrà anche una carezza dal cameraman che, inconsciamente, lo ringrazia dei consigli di regia”.

Nella foto nel nuovo libro, il setter regista televisivo nella quarta di copertina è fra le braccia di Dacia Maraini (che forse non sapeva ancora della sua impresa sul set) a godersi le sue carezze. Evidentemente aveva finito la sua giornata lavorativa, oppure era in pausa fra un ciak e l’altro.

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