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Tumore seno iniziale: con ribociclib più possibilità di guarigione

Nuove prospettive terapeutiche nel carcinoma mammario HR+/HER2- grazie all’inibitore CDK4/6

Nel trattamento del tumore al seno in fase iniziale HR+/HER2-, l’introduzione del ribociclib in terapia adiuvante rappresenta un importante passo avanti nella riduzione del rischio di recidiva e nel miglioramento delle probabilità di guarigione.

Secondo gli oncologi, l’impiego di questo inibitore CDK4/6, in associazione alla terapia endocrina con inibitori dell’aromatasi, può ridurre il rischio residuo di recidiva fino a circa il 30%, offrendo nuove prospettive alle pazienti operate per carcinoma mammario.

A sottolineare il valore clinico di questa strategia terapeutica è Michelino De Laurentiis, professore e direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, intervenuto in occasione del via libera alla rimborsabilità del ribociclib in Italia.

“Assumere il ribociclib consente di ridurre ulteriormente il rischio residuo di recidiva nelle pazienti, al netto dei migliori trattamenti già ricevuti, di quasi il 30%. Si tratta quindi di un impatto importante in termini di potenziale aumento della probabilità di guarigione”, ha spiegato De Laurentiis.


Ribociclib in terapia adiuvante: una popolazione più ampia di pazienti

Il ribociclib si affianca ad un altro inibitore CDK4/6 già utilizzato in terapia adiuvante, abemaciclib, ma presenta una platea di pazienti più ampia.

In particolare, il farmaco può essere impiegato anche in pazienti con tumore mammario ormonosensibile e rischio moderato di recidiva, ad esempio in presenza di uno o fino a tre linfonodi metastatici, anche in assenza di ulteriori fattori di rischio che invece sono richiesti per la prescrizione dell’abemaciclib.

Questa estensione della popolazione trattabile consente quindi di ampliare le strategie di prevenzione delle recidive nelle pazienti con carcinoma mammario iniziale.


Modalità di trattamento e durata della terapia

Nel contesto della terapia adiuvante dopo l’intervento chirurgico, il ribociclib viene somministrato secondo uno schema terapeutico ben definito:

  • 2 compresse da 200 mg al giorno
  • 21 giorni consecutivi di terapia
  • 1 settimana di pausa

L’intero ciclo dura 28 giorni, e il trattamento viene proseguito per 3 anni, sempre in associazione alla terapia endocrina standard.

Dal punto di vista della tollerabilità, il farmaco presenta un profilo generalmente favorevole.

“Gli effetti collaterali sono prevalentemente laboratoristici – spiega De Laurentiis – e quindi l’impatto percepito dalla paziente sulla qualità di vita è relativamente limitato”.


Un farmaco già utilizzato nel tumore al seno metastatico

Il ribociclib non è un farmaco nuovo nel panorama dell’oncologia mammaria.

È infatti già impiegato da diversi anni nel trattamento del tumore al seno metastatico HR+/HER2-, dove viene somministrato a un dosaggio più elevato: tre compresse da 200 mg al giorno, mantenendo lo stesso schema di 21 giorni di trattamento e una settimana di sospensione.

L’introduzione nella fase precoce della malattia rappresenta quindi un’estensione strategica del suo impiego clinico, con l’obiettivo di prevenire la progressione della patologia.


Impatto clinico e organizzativo per oncologi e pazienti

L’arrivo di nuove opzioni terapeutiche comporta anche un maggiore impegno nella gestione clinica del percorso terapeutico.

Secondo gli specialisti, la disponibilità di un nuovo trattamento richiede una più stretta interazione tra medico e paziente, soprattutto nelle fasi iniziali, per monitorare la tollerabilità e l’aderenza alla terapia.

Allo stesso tempo, per le pazienti la disponibilità di una nuova opzione terapeutica rappresenta un importante supporto psicologico.

“Sapere di avere a disposizione un ulteriore trattamento che riduce il rischio di recidiva significa avere una protezione aggiuntiva rispetto alle strategie già adottate”, sottolinea De Laurentiis.


Tumore al seno: il ruolo della terapia adiuvante nella prevenzione delle recidive

Nel carcinoma mammario HR+/HER2-, la terapia adiuvante riveste un ruolo fondamentale nel ridurre il rischio di ritorno della malattia dopo l’intervento chirurgico.

L’introduzione degli inibitori CDK4/6, come ribociclib, rappresenta oggi una delle evoluzioni più rilevanti nella strategia di trattamento del tumore al seno iniziale, con l’obiettivo di aumentare le probabilità di guarigione e migliorare la prognosi a lungo termine.

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