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Roma, disastro Alemanno. Destra e sinistra contro di lui

ROMA – Se chiedete per strada ad un qualunque romano chi sia stato il peggiore sindaco di Roma avrete, nella maggior parte dei casi, una sola risposta: Gianni Alemanno. Certo, sono lontani i tempi dei Rebecchini, dei Signorello, dei Giubilo, i signori delle tessere democristiane, che facevano e disfacevano la città come Vito Ciancimino a Palermo. Ma Alemanno sembra oramai, nell’immaginario collettivo dell’Urbe, averli superati.

Fra i capolavori compiuti dall’ex fascista c’è anche quello di aver creato un nuovo clima di unità fra gli inconciliabili, fra Francesco Storace e Walter Veltroni, fra destra e sinistra. Il leader della Destra usa parole nette sul suo ex collega di partito: “Nessuno gli aveva chiesto niente, ha fatto tutto da solo. È andato in Consiglio comunale e ha detto che La destra doveva entrare in Giunta, è venuto alla nostra manifestazione e ha detto: ‘Voi dovete entrare nella mia compagine’. Mi ha chiamato appena azzerata la Giunta e mi ha detto: ‘Parliamone, dovete entrare in Giunta’”. E come è andata a finire? “Si è inabissato in non si sa quali fondali della politica. È inaffidabile”. Per Storace una questione di poltrone, è evidente. Se Alemanno avesse soddisfatto le sue terga, ora probabilmente dichiarerebbe che è il miglior sindaco del mondo.

Ma i romani vedono altro: il traffico sempre più paralizzato, una città sporca come non mai, la barzelletta del Gran Premio di formula uno, sul quale un improvvido Alemanno aveva giocato tutto il suo peso politico in contrapposizione perfino all’azionista di minoranza del governo nazionale, la Lega, e che è naufragata come una malandata imbarcazione, soprattutto la scoperta di Parentopoli, enti comunali letteralmente occupati da amici, cognati, nipoti, zii e annessi ed ex aderenti ad organizzazioni terroristiche di estrema destra. Nessuno aveva mai superato questi limiti di decenza ma gli esponenti del Pdl non sono certo nuovi a tali vette di inefficienza e smaccata privatizzazione per interessi personali dei beni pubblici ed anche di peggio. Basti pensare a Taranto, che nel 2005 ha dichiarato il fallimento della casse comunali dopo le depredazioni svoltesi sotto la gestione del sindaco Rossana Di Bello (2000-2006), a Reggio Calabria, sull’orlo del dissesto contabile dopo la gestione del vecchio sindaco Scopelliti (attualmente presidente della Regione), al Comune di Fondi nel Lazio (mai sciolto per mafia nonostante un rapporto del prefetto). Tutte realtà amministrative che dimostrano la famelicità degli esponenti della destra berlusconiana e il loro totale disinteresse verso una corretta amministrazione pubblica.

I romani, però sembrano essersi accorti del clamoroso errore commesso quando elessero l’ex capo della gioventù missina. Se oggi si votasse di nuovo, il Presidente della provincia Nicola Zingaretti lascerebbe indietro di ben 16 punti Alemanno. Che però appare tranquillo: Berlusconi, di solito, premia persone che si comportano così bene come lui e lo nominerebbe subito ministro. Di Alemanni ne ha già tanti e a Palazzo Chigi non può certo arrecare più danni di quanti ne faccia il Caimano in persona.

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