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Cannes 2012. Dei critici scioccati e delle standing ovation

CANNES – Un’immagine sta scioccando il festival di Cannes:  Marion Cotillard  che fa l’amore con le gambe amputate nel primo lungometraggio francese, De Rouille et d’os, letteralmente Ruggine e ossa,  film di Jacques Audiard.

Sulla Croisette – il vialone lungo il quale c’è lo struscio dei festivalieri, gli alberghi più lussuosi, i Palazzi con le proiezioni e un lungomare glamour con tanti bistrot che espongono ostriche –  si formano capannelli, s’intavolano discussioni, si scontrano pareri discordanti. Da Audiard, Grand Prix a Cannes 2010 per Il Profeta, la folla si aspettava,  se non un altro capolavoro, un film che non lasciasse interdetti. Alla proiezione per i critici di tutto il mondo,  la platea si è divisa:  capolavoro o meno, è indubbio che l’opera faccia discutere. Tutti si stanno chiedendo fino a che punto sia giusto che il cinema si spinga. L’interpretazione di Marion Cottillard –  che da corpo a una addestratrice di orche marine che, durante un’esibizione, rimane mutilata –  mette tutti d’accordo e per lei è scattata alla proiezione per il pubblico la standing ovation,  mentre il film è venduto in tutto il mondo.

Dopo le disavventure in patria del regista Matteo Garrone –  sarebbe stato tirato in ballo da un pentito con l’accusa di aver dato ai Casalesi una tangente di 20.000 euro per girare “Gomorra”  – applausi hanno accolto la prima proiezione stampa del suo film ‘Reality’, unico italiano in concorso in questa 65/a edizione del Festival di Cannes. Il tema è popolare e stuzzicante:  racconta l’ossessione di Luciano,  pescivendolo napoletano disposto a tutto pur di entrare nel Grande Fratello. Nel film, a parte Claudia Gerini, quasi tutti gli attori sono poco noti  e  il protagonista, Aniello Arena,  sta attualmente scontando l’ergastolo nelle carceri di Volterra. Garrone si distingue anche, come i Taviani,  per le capacità di far sbocciare chi si è messo fuori del consorzio sociale.

Il regista egiziano Yousry Nasrallah, in concorso con “Dopo la battaglia”, fa esplodere il caso politico:«Niente distribuzione in Israele almeno fino a quando gli israeliani non tratteranno meglio i palestinesi nei territori occupati»,  ma al tempo stesso, curiosamente,  sgrida i giornalisti che lo applaudono perché prestano il fianco alle polemiche.
Inserito nella selezione ufficiale del Festival ma fuori concorso, è arrivato a Cannes, un giorno prima del previsto, Roman Polanski con “A film memoir”, documentario che viaggia nei tormenti di  uno dei più talentuosi cineasti della storia. L’opera, con la regia  di Laurent Bouzerau,  si apre con l’ironica lettura  dell’invito del Festival di Zurigo e dell’assegnazione del premio alla carriera a Roman Polanski. Dove  il regista, al suo atterraggio a Zurigo,  fu arrestato dalle forze dell’ordine svizzere   per aver fatto, trent’anni prima,  sesso con una minorenne. Da qui  l’odissea dell’esistenza di Polanski, drammatica più di un film: l’Olocausto  gli sottrasse la madre,  lo tenne lontano dal padre,  fece fuggire in Francia la sorella; la strage durante la quale  Manson e una banda di pazzi uccisero sua moglie Sharon Tate , incinta all’ottavo mese,  con altre quattro persone, mentre Polanski si trovava a Londra per lavoro.  Il processo per un reato sessuale e le manette di due anni fa: 10 settimane in un carcere di massima sicurezza e altri mesi agli arresti domiciliari. Documento di una vita straordinaria.

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