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Bigotti, Berlusconi e Bagnasco. Le tre “B” nel nome di Benedetto XVI

ROMA – A distanza di qualche giorno, ciò che resta della visita di Benedetto XVI nella sua Germania, è senza dubbio la forte critica che il Pontefice ha mosso nei confronti di quella categoria di fedeli che spesso si ha timore a chiamarli con il loro vero nome: “bigotti”.

Sono i “fasulli”, quelli che all’evidente, grande religiosità, uniscono altrettanta intolleranza, mancanza di flessibilità e soprattutto si ergono a giudici del mondo.
Le parole di Papa Benedetto XVI pronunciate durante l’omelia rivolta ai fedeli presenti nella spianata dell’aeroporto di Friburgo non lasciano ombra all’interpretazione.

Partito dalla parabola evangelica «dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna- ha detto il Papa-. Il primo figlio rispose: non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. L’altro, invece, disse al padre: “Sì signore” ma non andò. Alla domanda di Gesù, chi dei due abbia compiuto la volontà del padre, gli ascoltatori rispondono: “Il primo”. Il messaggio della parabola è chiaro, non contano le parole, ma l’agire, le azioni di conversione e di fede. Gesù rivolge questo messaggio ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè agli esperti di religione nel popolo di Israele. Essi, prima, dicono “sì” alla volontà di Dio. Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più. Per questo avvertono il messaggio di Giovanni Battista e il messaggio di Gesù come un disturbo». Tradotta nel modo contemporaneo, per il Papa sono gli «agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace e le persone che soffrono a causa dei peccati e hanno desiderio di un cuore puro, ad essere più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli ‘di routine’, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato da questo, dalla fede».È certamente una dichiarazione forte che mette al bando quanti professano atti di dolore battendosi il petto davanti al Crocifisso e dissacrandolo nei comportamenti appena escono da una Chiesa. Mi viene in mente un recente articolo di Paolo Flores d’Arcais “ Berlusconi, la Minetti e il crocifisso: tutti zitti sul porno-sacrilegio” attraverso il quale forte è il richiamo alla Chiesa. «Se Bertone cita domenica un richiamo di Benedetto XVI ai laici (del settembre 2008),- scrive Flores d’Arcais – secondo cui devono essere “testimoni di coerenza tra i principi, la vita spirituale che praticano, e i comportamenti” e fa il pesce in barile per quanto riguarda nomi e cognomi, rifiutando anche la più obliqua, “gesuitica” o sibillina allusione al puttaniere di Arcore, è perché non c’è sacrilegio ne spudorata infamia morale che prevalga per il Vaticano rispetto al sontuoso piatto della bilancia dove pesano l’8 per mille, le esenzioni Ici, le anticostituzionali munificenze alla scuola privata, il bacio della pantofola allo Ior, la tortura di Stato per i moribondi, e le altre infinite delizie mondane e spirituali che la Cei ha ottenuto in questi anni dal regime».

Ecco che le parole del Papa tedesco, ritemprato nella sua austera Germania, riportano il senno agli alti Prelati e sono di oggi le considerazioni del numero uno dei vescovi, Angelo Bagnasco che finalmente ha deciso di prendere posizione sulla condotta del premier italiano, parlando di “deterioramento del costume”, di atti “tristi e vacui, contrari al pubblico costume e alla sobrietà richiesta dalla stessa Costituzione”. Il presidente della Conferenza episcopale, davanti al consiglio permanente dei vescovi ha pronunciato delle vere sentenze contro Berlusconi ritenendo che «i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Non è la prima volta – continua – che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda» E ancora: «Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica». Infine l’affondo vero «la collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata.

 

Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi – ha concluso Bagnasco – e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto». Eppure quel Berlusconi che si batteva il petto davanti al Crocifisso è tanto piaciuto agli uomini del potere Ecclesiastico. Quel Premier tanto avvezzo a comprare tutto, persino il silenzio e l’assoluzione dei Prelati, con la promessa, peraltro mantenuta con il finanziamento alla scuola privata, presso in mano proprio alla Chiesa. Se per il Papa sono gli agnostici ad essere più vicini alla “Fede” e bagnasco rilancia sulla “moralità” di un signore (in arte Premier) che solo fino ad ieri era paragonabile ad un sacrestano di livello alto, ecco che i giochi sono fatti: la Chiesa sta suonando le campane a morto per tutti coloro che indicano gli altri prima di se stessi, ma soprattutto per quell’uomo che ormai, suo malgrado, non serve più allo scopo.

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