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I Rolling Stones compiono cinquant’anni

Era il 12 luglio del 1962 quando vennero alla luce i Rolling Stones con la loro prima esibizione al leggendario Marquee Club nella Swingin’ London. 

Cinquant’anni esatti di onorata carriera che verranno celebrati con la prossima uscita, prevista proprio per il 12 luglio, di un libro autobiografico dal titolo ‘Rolling Stones 50’, firmato dagli stessi Stones e da un altro volume, una biografia non propriamente ufficiale, che invece si incentra maggiormente sull’interesse di Jagger per il “gentil sesso”, in cui si parla di qualcosa come 4000 partner  tra le quali non potevano mancare Madonna, Carla Bruni e Angelina Jolie.

Una storia quella degli Stones che dura da cinquant’anni e che ebbe inizio grazie anche alla scaltrezza di Andrew Loog Oldham, il manager londinese che, consapevole del fatto che gli Stones possedevano una immagine assolutamente  definita, prima ancora di aver sviluppato una propria identità musicale, ‘impose’ i cinque come gli antagonisti dei Beatles. A tal proposito vennero coniate frasi del tipo “lascereste che vostra sorella uscisse con uno Stone?”, puntando principalmente sulla personalità di Jagger, già ben avviato a perfezionare il suo pragmatico narcisismo e quel tipo di ammiccante lascivia che lo avrebbe poi bollato come minaccia per qualunque genitore. 

“Mick Jagger è la perfetta pop star. Non c’è nessuno più perfetto di Jagger. E’ villano, brutto ma attraente, brillante. I Rolling Stones sono il perfetto gruppo pop. I Beatles volevano essere ‘dei professionisti dello spettacolo’ ma non gli Stones, a loro non frega niente”. (Elton John)

Oldhan sapeva che la cosa avrebbe funzionato dunque e fece leva proprio sull’impronta poco perbene e piuttosto depravata della band che ‘difese’ sempre con ‘onore’ la propria fama un po’ luciferina, trasformandola  sempre più in una propria cifra stilistica inconfondibile. Questi principi delle tenebre divennero dunque i campioni della musica più oltraggiosa,  con frequenti e piuttosto esplicite allusioni sessuali (nel ’67 Let’s spend the night together venne censurata proprio per questo motivo) in una Swingin’ London che andava riflettendo una febbre sessuale sempre più ambigua.  Le clamorose vicende legate alla droga, i mandati di comparizione per una serie di incidenti, la morte di Brian Jones, nel tempo  più lontano dal gruppo ma sempre più immerso in problemi di  alcool e droga, avvenuta nel ’69,  non hanno fatto altro che confermare la loro scelta conscia e ponderata di una totale dissolutezza e di un ruolo di fuorilegge sociali.

Nell’arco di questi cinquant’anni gli Stones  sono stati il vero prototipo delle rock star tutto sesso droga e rock’n roll. E loro non si sono davvero fatti mancare nulla di tutto ciò. Musicalmente hanno spaziato,  tra momenti di irrefrenabile energia e periodi di stanca e di declino, dal blues al soul al rock attraversando la cultura psichedelica, virando verso il pop o addirittura strizzando l’occhio a ritmi reggae, negli anni ’80 (Emotional Rescue).

Oltre che in libreria gli Stones festeggiano questi cinquant’anni cambiando look anche al loro logo. Il nuovo simbolo nasce da un’idea di Shepard Farey, il writer diventato famoso per aver realizzato il poster di Obama durante la campagna elettorale. Al logo della band inglese, disegnato da John Pasche nel 1971 e utilizzato nella copertina di Sticky Fingers (1971 – realizzata da Andy Warhol), è stato infatti aggiunto il numero 50 nel nome e un cerchio attorno alla celebre lingua.

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