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La villa del tesoriere Lusi destinata a finalità pubbliche

ROMA – Villa Holdert, meglio conosciuta come Villa Lusi, diverrà un luogo destinato a finalità pubbliche e culturali: è questa la notizia che, in una conferenza stampa indetta dai sindaci dei castelli romani, è stata comunicata a cittadinanza e giornalisti il 6 Luglio, vigilia della riunione in cui i liquidatori della Margherita, che si stanno occupando della gestione dei beni confiscati a Lusi, avrebbero deciso ufficialmente circa le sorti dell’immobile.

Un incontro, preceduto da un appello sottoscritto da sindaci, artisti e intellettuali, al quale ha partecipato anche Massimo Prinzi, presidente del consorzio Sbcr (sistema bibliotecario Castelli romani) che sarà probabilmente il gestore finale di quello che si appresta a diventare il nuovo centro culturale polivalente dei Castelli romani.

Le polemiche però sembrano destinate a non placarsi e dagli stessi cittadini giunge un monito chiaro e netto: la gestione della Villa sia trasparente e condivisa, senza diktat politici o corsie preferenziali per gli amici degli amici. È infatti il movimento Occupyvillalusi, sorto agli inizi di febbraio sulla scia dello scandalo che aveva travolto il tesoriere della Margherita e il suo giro d’affari occulto, a chiedere ancora una volta che la gestione della cosa pubblica avvenga, questa volta, dal basso e a rivendicare una battaglia che ha avuto inizio grazie alla spontaneità e alla vivacità di alcuni cittadini in primis. A seguito della conferenza stampa, le reazioni da parte degli attivisti sono state istantanee e univoche: manca un progetto concreto di fondo, un’idea che renda Villa Holdert realmente un bene comune; inoltre, sempre a detta del movimento, durante la conferenza si è volutamente omesso il ruolo chiave che le proteste dei cittadini hanno avuto affinchè la restituzione della villa si concretizzasse. “Gli stessi politici locali che dichiaravano velleitarie le nostre richieste”, si legge sulla pagina facebook del movimento, “cercano ora di recuperare credibilità davanti a tutti, immaginando di continuare a decidere in totale autonomia rispetto a quella che è la volontà popolare”. Molto contestata è anche la figura di Prinzi, esponente locale del Pdl nonché consigliere comunale a Marino nella giunta Palozzi: eletto presidente del consorzio Sbcr con voto unanime, è stato peraltro oggetto di critiche per la sua posizione favorevole alla cementificazione del Divino Amore. In merito alla vicenda di Villa Lusi ha dichiarato .”Il primo importante impegno che affronterò da presidente  è quello di fare in modo che la ex villa Lusi diventi luogo della cultura dei Castelli Romani, una grande vetrina dei nostri Comuni e delle loro potenzialità, da vivere in nome della conoscenza e della valorizzazione dell’intera area. Dando vita a un laboratorio culturale e sociale, di confronto e scambio, che diventi espressione di tutte le realtà castellane” Ma c’è chi fa notare come una figura politicamente schierata come quella di Prinzi non possa essere certamente garanzia di indipendenza e partecipazione dal basso di tutte le eterogenee realtà locali.
Alle istituzioni, ora, spetta il compito di far sì che da una vicenda torbida e poco pulita, capace di suscitare enorme indignazione da parte dei cittadini, possa nascere un capitolo virtuoso di gestione trasparente e oculata di un bene comune. Ai cittadini, ai movimenti, all’informazione locale il dovere di contribuire alla gestione della villa tenendo sempre alta l’attenzione sull’operato delle istituzioni stesse, valutandone col giusto spirito critico ogni singolo atto. Perchè, come diceva Gaber, “la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.”

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