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Monti: cento giorni di credibilità, ma non bastano gli annunci

ROMA – Un giorno di pessimismo, un giorno di ottimismo. Si  muove così il pendolo della crisi, dei rapporti fra governo  e partiti che lo sostengono, fra esecutivo e parti sociali.

E’ un po’come le previsioni del tempo.  Se ci azzecchi bene, altrimenti fa lo stesso. Sono i media che  manovrano il pendolo, lo fanno muovere, spesso, troppo spesso, secondo i “bisogni” dell’editore.  Ci annunciano decreti, leggi, riforme, rotture fra sindacati e governo, il giorno dopo si rimangiano tutto. Costringono la politica a un tour de force, seguono i media, anche se pensano di essere loro, i politici, a dare il segno. Ora ci  raccontano “i cento giorni” del governo Monti. Da Palazzo Chigi è stata fatta circolare ufficialmente una nota su quanto il governo ha fatto. E’ un lungo elenco di annunci che vengono venduti come cose fatte.  Si parla anche di ottomila lettere arrivate a Palazzo Chigi con tanti consensi e qualche critica. Forse questa è la parte  che più corrisponde alla “ verità” dei cento giorni. Mario Monti è riuscito a recuperare credibilità a livello internazionale e a suscitare un senso di fiducia nei cittadini ormai nauseati dalle scenette berlusconiane. Ma non si vive di credibilità, anche se è un buon segno. Palazzo Chigi parla di “rigore, equità, crescita”, le  tre parole magiche sulle quali  il premier ha fondato il suo programma, come se avessero davvero impregnano ogni provvedimento.

Riforma delle pensioni all’insegna dell’iniquità

La realtà è ben diversa:  le sole concrete misure approvate sono quelle relative alle pensioni, la “riforma storica” come dice il ministro Elsa Fornero. In realtà sono un esempio di ingiustizia sociale, duramente criticate da Cgil, Cisl, Uil. Intanto mettono a repentaglio circa settantamila lavoratori., gli esodati, quelli che in base ad accordi con le imprese, hanno lasciato il  lavoro , sono entrati in mobilità verso la pensione. Ma l’età in cui possono accedere al pensionamento è stata spostata e questi lavoratori rischiano di rimanere senza stipendio e senza pensione. Ma in realtà sono qualche centinaio di migliaia di persone che si vedono cambiare la loro vita da un giorno all’altro. Le liberalizzazioni sono all’acqua di rose. Ben più  saporito era il piatto sfornato quanto era ministro Bersani. E si rischia di renderlo  del tutto insipido se Monti cede alle potenti corporazioni, tipo tassisti e farmacisti.

Non  c’è traccia di misure per l’occupazione e lo sviluppo

E la crescita, lo sviluppo? Non c’è traccia, mentre la crisi non allenta la morsa. Anzi. Le previsioni per il 2012 sono nere, il Pil calerà dell’1,3% se va bene. Il debito non scende, l’occupazione non da segni di ripresa, i consumi calano le grandi industrie  sono ripiene di cassa integrazione.  E ufficialmente recessione. E un intervento per alleggerire le tasse sulle fasce più deboli? Si Farà ma solo nel 2014 se tutto va bene. Insomma la politica degli annunci.  Già conosciuta con il governo Berlusconi.Resta la riforma del lavoro, quella su cui si gioca il futuro del governo.   Un giorno sembra che  la conclusione positiva del confronto fra sindacati e parti sociali sia a portata di mano. Poi il ministro Fornero   fa una delle sue uscite: la riforma la facciamo anche se  le parti sociali, leggi sindacati, non sono d’accordo. E aggiunge minacciosa  di fatto  verso il Pd, “anche se i partiti non sono d’accordo” .Dimentica che il governo che   si regge su tre partiti, il Pd, il Pdl, il Terzo Polo.

Il mercato del lavoro, fra pessimismo e ottimismo

Anche Monti non ha perso occasione  per  sostenere che la riforma si farà a prescindere  dalle forze sociali, leggi sempre sindacati. Tutto ruota attorno all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela i dipendenti  dai licenziamenti  senza giusta causa. Il governo lo vuole manomettere anche su pressione del Pdl. I sindacati reggono, il Pd, nella sua maggioranza è contraria a toccarlo. Bersani alla fine si fa sentire: “ Il nostro sì alla riforma non è scontato. Lo votiamo se c’è la firma dei sindacati”. Poi incontra Monti, gli fa presente la situazione non proprio ideale. Intanto Fornero e Passera sono al tavolo con le parti sociali per  discutere di ammortizzatori sociali. Il ministro del Lavoro fa marcia indietro. Dice che lavora per trovare  l’accordo. Bersani prende atto.

Bersani: Monti mi ha compreso

Dice che Monti “ Mi ha compreso”  E poi:“Mi pare che in queste ultime 48 ore ci sia da parte di tutti quelli che sono seduti al tavolo, a cominciare dal governo” una maggior “consapevolezza che il Paese è nei guai e che si debba cercare un progetto comune”.  Il segretario del Pd prosegue: “Mi era parso, qualche giorno fa, che molto tranquillamente si dicesse ‘liberi tutti, ognuno fa quel che vuole’. Io ho cercato di sottolinearlo: oggi sono più ottimista sulla possibilità che si trovi un’intesa tra le varie forze in campo in ambito di lavoro.” E’ l’articolo 18? “Prima si parli di precariato e ammortizzatori e dopo affrontare l’articolo 18, ma tenendo presente, che non è il problema. C’è da aggiustarne la gestione. E credo che questo sia un tema che si può affrontare, ma non mettiamo al centro un punto che è al margine”.


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