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Il Cav: in piazza contro parte della magistratura. L’Anm: inaccettabile

 Diritti tv, chiesti 4 anni di reclusione per Berlusconi

MILANO – Magistratura-Berlusconi: è ancora una volta muro contro muro.

Nel processo d’appello sul caso Mediaset, il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale, al termine della requisitoria, ha chiesto per Silvio Berlusconi la conferma della sentenza di condanna a quattro anni di carcere per frode fiscale e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Bertolè ha contestualmente chiesto la condanna del presidente Mediaset, Fedele Confalonieri – assolto in primo grado – a tre anni e quattro mesi per frode fiscale.

La requisitoria del Pm e la replica del Cavaliere

“Silvio Berlusconi era stato all’apice della catena di comando dei diritti televisivi, ma la sua era l’ultima parola sull’argomento anche dopo che era entrato in politica” – ha detto il sostituto procuratore nel corso della requisitoria -. “Mai partecipato a decisioni fiscali delle mie aziende” – la controffensiva di Berlusconi – che ha subito annunciato una “manifestazione in piazza” il prossimo 23 marzo per protestare contro “il cancro della democrazia”. Immediata la replica dell’Associazione Nazionale Magistrati che afferma: “invocare la piazza in un momento come questo è molto pericoloso; screditare l’istituzione magistratura significa indebolire lo stato stesso e le istituzioni stesse. Nessuno contesta il diritto di manifestare e di manifestare anche in materia di giustizia, ma se si sollecita una manifestazione contro la magistratura o volta a condizionarne l’azione è inaccettabile”. Lo stesso giorno è attesa la sentenza del processo d’appello sui diritti tv. “C’è “una parte della magistratura – ha proseguito il Cavaliere – che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono a eliminare con il sistema democratico delle elezioni”. Durante le sue dichiarazioni spontanee al processo Mediaset, il Cavaliere ha affermato  di essere “totalmente estraneo alla situazione che mi viene contestata, e nel periodo 2002/2003 ero presidente del Consiglio e non mi sono mai occupato di diritti televisivi. Invece di avere avuto la medaglia d’oro dalla stato per avere dato lavoro a 56 mila persone sono stato condannato a 4 anni di carcere e a interdizione dei pubblici uffici. Credo che quella sentenza – ha concluso – sia stata una grande cantonata”. A complicare la posizione del leader del Pdl ci sarebbe tuttavia la “prova documentale” della presunta maxievasione fiscale contestata a Mediaset rappresentata da una lettera datata 12 dicembre 1994 nella quale si fa riferimento a una sorta di “gioco delle tre carte” attuato dalle società del gruppo fondato da Berlusconi “per evitare le tasse italiane”.

Corruzione e finanziamento illecito ai partiti: altra spina nel fianco per il Cav

Altra spina nel fianco per Silvio Berlusconi l’indagine avviata dalla Procura di Napoli che lo accusa di corruzione e finanziamento illecito ai partiti. L’indagine riguarda l’erogazione di somme di denaro, quantificate in tre milioni di euro, al senatore Sergio De Gregorio in relazione al suo passaggio dall’Idv al partito del principale partito del centrodestra. Anche in merito a questa vicenda, il Cavaliere ci va giù duro e contrattacca. Per Berlusconi, Sergio De Gregorio è stato costretto a mentire. Così ha detto al termine delle sue dichiarazioni spontanee al processo Mediaset a Milano a proposito delle parole rese dal parlamentare ex Idv. Secondo l’ex premier, “De Gregorio ha avuto la sua convenienza politica nel diventare alleato di Forza Italia nel centrodestra. E’ stato ripagato con un accordo alla luce del sole che gli ha consentito di disporre di mezzi per la sua associazione ‘Italiani nel mondo’ e con una presidenza importante come quella della commissione Difesa del Senato e quindi aveva tutte le regioni per essere soddisfatto”. L’ex premier ha respinto con fermezza le accuse dichiarando che un “importante leader politico” non può fare “queste stupidaggini e cose illecite”.

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