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Università. Maglia nera in Europa per laureati

ROMA – Il dato relativo ai laureti in Italia è il peggiore d’Europa.
Lo rende noto oggi Eurostat, segnalando che, nel 2012, solo il 21,7% di coloro che hanno intrapreso gli studi universitari si è laureato.

Un primato allarmante che, purtroppo, è il frutto delle gravi carenze del nostro Paese sul fronte dell’istruzione, della ricerca e dello sviluppo.
A determinare tale situazione, infatti, contribuiscono da un lato i costi, per molti proibitivi, delle rette e, dall’altro, la mancanza di incentivi per favorire l’accesso allo studio.
È di pochi giorni fa la notizia che prospetta, nei prossimi tre anni, il taglio del 92% delle borse di studio. Tale mossa equivale alla condanna a morte del diritto allo studio nel nostro Paese. Un diritto che, ricordiamo, è garantito dalla Costituzione.
Trascurare l’istruzione, inoltre, vuol dire infliggere gravi danni all’intero sistema economico.
I fatti lo dimostrano. Sono 243 i brevetti importanti realizzati dai cinquanta migliori ricercatori italiani registrati all’estero che denotano grandi capacità intellettuali e scientifiche. Secondo uno studio dell’Istituto per la Competitività (ICom), si tratta di un valore di 1,2 miliardi di euro destinato a crescere nei prossimi anni.
Dal 2002 al 2011 è triplicato il numero dei laureati che ha lasciato l’Italia. Secondo alcune stime, se l’andamento rimarrà tale, entro il 2020 potrebbero lasciare l’Italia 30.000 ricercatori.
Siamo un Paese sempre più povero anche perché  sempre meno istruito e abbiamo difficoltà a valorizzare il capitale umano più qualificato.
Investire sulla conoscenza e sulla valorizzazione delle competenze significa investire sul futuro del nostro Paese.
Per questo riteniamo indispensabile, per la nostra economia, promuovere un più ampio accesso all’università, potenziare le esperienze di studio/lavoro e offrire opportunità concrete ai nostri giovani laureati.

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