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Venezuela. Arrestato giornalista americano. Elezioni, l’opposizione vuole il riconteggio dei voti

CARACAS – “Sapeva come infiltrarsi, come reclutare le fonti, come manipolare le informazioni con dimestichezza. E’ tutto ciò che abbiamo potuto accertare”. Queste le argomentazioni del ministro degli interni e della Giustizia Miguel Rodriguez Torres sull’arresto del giornalista americano in Venezuela.

Si tratta di Timothy Tracy, 35 anni, arrestato mercoledì all’aeroporto di Caracas. Il sospetto è che il giornalista abbia l’obiettivo di cavalcare le proteste per le elezioni presidenziale e destabilizzare il Paese.

Dopo la morte di Chavez, lo scorso 14 aprile, le urne venezuelane hanno stabilito chi doveva raccogliere le redini del Paese sudamericano: è Nicolas Maduro, il delfino del politico socialista che dal 1999 al 2013, tranne la parentesi del colpo di stato del 2002, ha guidato il Paese sudamericano. Ma l’eco delle proteste, ad una settimana dal giuramento dell’ex presidente ad interim, confermato con appena 265 mila preferenze, non si placano. E’ l’opposizione guidata dallo sfidante Henrique Capriles a guidare le rivolte. Già sette le vittime, molte delle quali immortalate nelle immagini video. In sostanza la richiesta è di riconteggiare le schede. Non un eresia vista la possibile incidenza dei possibili errori in uno gap così risicato. Una questione, quella sulle presunte irregolarità sulle elezioni, che è finita anche sui tavoli diplomatici tra Venezuela e gli States. Che hanno ventilato anche sanzioni alla “Perla nera” del sudamerica.

In questo scenario si inserisce l’arresto del gioranlista Tracy. Già conosciuto in Venezuela come il reporter di alcuni documentari sugli scontri tra maggioranza e opposizione nel 2012. In merito, l’ambasciata americana a Caracas non ha ancora rilasciato commenti sulla vicenda.

Non è un mistero che la situazione venezuelana post chavista susciti non pochi interessi per gli statunitensi. Il Venezuela, è tendenzialmente irrequieto. Ma è sopratutto è il Paese con le maggiori riserve petrolifere al mondo: solo quelle certificate si aggirerebbero attorno ai 297 mila milioni di barili, cioè molto più di quelle dell’Arabia Saudita. Non solo. Il Venezuela è il primo fornitore di greggio della Cina. Un “favore” ricambiato con prestiti da 36 miliardi di dollari. Ma anche ad investimenti che sono un fattore di crescita per l’economia venezuelana. Insomma, le vicende interne venezuelane sono tutt’altro che disinteressate per Washington, la cui egemonia è sempre stata più o meno velatamente osteggiata dal defunto Chavez. Stanno cambiando gli equilibri?

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