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Isochimica. Da 30 anni i malati di amianto attendono giustizia

ROMA – Il mondo intero in piazza per la giornata internazionale dedicata alle vittime causate dall’amianto.

Nel Bel Paese, AEAC (Associazione esposti amianto e altri cancerogeni), ANMIL (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro), CGIL, CISl, UIl in campo per testimoniare la vicinanza e la presenza in merito al delicato tema dell’amianto e delle conseguenze sulla salute non solo dei lavoratori ma dell’intera popolazione. Una campagna di sensibilizzazione, ma anche un urlo disperato per dire basta alle morti causate da eternit.

Isochimica, tra testimonianza e indifferenza

Un evento planetario che inizia mentre ancora risuona l’eco della manifestazione di Avelino del 25 aprile scorso quando sono state ricordate le vittime dell’asbestosi – causato dall’amianto – dell’Isochimica. Ovvero, la fabbrica della morte di Pianodardine. Se da un lato, il dramma tutto italiano targato Isochimica vive attraverso il ricordo e la testimonianza, dall’altro, centinaia di operai sprofondano sempre più nell’incubo della rassegnazione. Una rassegnazione alimentata dall’indifferenza delle istituzioni. Lo scorso 25 aprile, giorno della Liberazione, un lungo corteo ha marciato silenzioso lungo la strada che porta dalla stazione alla fabbrica per ricordare le nove vittime e i lavoratori malati che a distanza di trent’anni ancora attendono giustizia. Per il comitato di Lotta ex Isochimica, riuscire a frantumare in pezzi il muro di omertà è diventata una missione imprescindibile. Con gli operai di Avellino, capeggiati dalla triade formata da Carlo Sessa, Nicola Abrate e Franco D’Argenio, c’era anche una rappresentanza degli ex scoibentatori di Salerno. Al loro fianco il segretario Prc Toni Della Pia, Vincenzo Petruzziello (Cgil), il comitato di resistenza operaia della Irisbus, l’associazione In Loco Motivi con Pietro Mitrione, il Comitato per l’Eliseo, il Tribunale per i diritti del Malato Cittandanzattiva. C’erano anche  il deputato di Sel, Giancarlo Giordano, Nando Romano, ex presidente di circoscrizione e già consigliere provinciale del Pd, e Tiziana Guidi del Movimento Cinque Stelle di Avellino. Lunedi prossimo il Prefetto Guidato presiederà al secondo tavolo istituzionale per la vertenza Isochimica. Stavolta saranno presenti anche il presidente della commissione bonifiche della Regione, Amato e, probabilmente, anche Asi, Inps e Inail, oltre all’Asl e al Comune di Avellino. A loro sarà affidato il compito di promuovere l’iniziativa legislativa per la modifica della legge sul prepensionamento per malattia professionale. Un passaggio essenziale per i 160 operai malati. Dalla magistratura invece sono in arrivo risposte. I sindacati del lavoratori, da parte loro, rivendicano l’importanza degli accordi già stipulati nell’ottica di un  coinvolgimento trasversale nell’operazione di mappatura e bonifica dei siti contaminati, individuando responsabilità e nuove strategie per finanziare interventi e ricerca scientifica.

Amianto, basta ‘un millesimo di un capello’ per scatenare la malattia

Si scrive eternit si legge killer. Un assassino, che si annida negli angoli più reconditi dello stivale, capace di uccidere ben 4mila persone ogni anno solo in Italia. Lungo la penisola, più di venti milioni di tonnellate sono, ad oggi, ancora da bonificare. L’inalazione una sola fibra di amianto – un millesimo di un capello, per rendere l’idea – potrebbe scatenare la malattia. Nonostante due direttive europee, datate 1999 e 2003, bandiscano l’amianto e i prodotti che lo contengono, si è ancora lontani dalla risoluzione della problematica. La negligenza delle ditte per ciò che attiene lo smaltimento e lo scarso controllo da parte delle istituzioni acuiscono il fenomeno rendendolo terribilmente angoscioso. Sensibilizzare va bene. Ma per liberare il mondo dall’abbraccio mortifero dell’amianto occorre soprattutto che le istituzioni si risveglino. Restare dormienti è un rischio troppo alto. E le conseguenze potrebbero essere devastanti.

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