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Martin Schulz, siamo andati troppo in là con l’austerity

BRUXELLES – “I governi europei si spinti troppo in là con le politiche di austerity. I tre anni di crisi hanno lasciato strascichi profondi. E’ quanto dichiarato dal presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz al quotidiano belga “Echo”. “Siamo troppo impegnati sulle politiche di austerità” prosegue.

“La tesi secondo cui la diminuzione dei bilanci pubblici corrisponda a più fiducia degli investitori e dei mercati è palesemente falsa” conclude il politico socialista tedesco.

Cambiano gli scenari sul dibattito pubblico dell’austerity. Quelle di Schultz rappresentano il seguito delle dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Eurogruppo Jose Manuel Barroso. Anche lui dell’opinione che “si sia superato il limite”. E anche lui socialista.

Una spirale, quella socialista, che sta accerchiando sempre più la cancelliera tedesca Angela Merkel, costretta ad accusare il colpo anche da quello che è con ogni probabilità l’esponente di spicco più in auge per il partito socialista: François Hollande. Il presidente della Repubblica Francese non ha lesinato critiche alla conservatrice cattolica tedesca, promotrice di un “intransigenza egoista in favore dell’austerità”. Una critica a cui ha fatto seguito la precisazione che “l’amicizia tra la Francia e la Germania non è necessariamente l’amicizia tra la Francia e la politica europea della cancelliera tedesca”.

In uno stralcio del documento pubblicato su “Le Monde” nei giorni scorsi, aspre sono state le critiche sulla concezione merkeliana dell’Europa. La cancelliera tedesca “non pensa ad altro che ai depositi dei risparmiatori tedeschi, alla bilancia commerciale di Berlino e al suo futuro elettorale”. Un concetto ribadito anche da Claude Bartolone, presidente dell’Assemblea Nazionale, il “terzo stato”, il ramo più importante del parlamento francese. Che in sostanza ha parlato di un progetto comunitario attualmente connotato dalla convivenza degli accenti thatcheriani, portati avanti dall’attuale primo ministro britannico, e quelli della Merkel. Una sintesi che ha messo prima i mercati che i popoli europei, giocandosi sempre più la “carta al ribasso e dell’intransigenza”. Un anticipazione, quella dei dirigenti socialisti, che verrà ribadita in un convegno del partito socialista il prossimo 16 giugno, quando l’Europa dei popoli tornerà al centro del dibattito della politica francese.

Su questo versante però Martin Schulz ha un po’ smussato le critiche alla cancelliera tedesca. Ribadendo il concetto che la Merkel non è l’unico avvocato dell’austerity europea. Molti sono, secondo il presidente del parlamento europeo, gli esponenti della destra europea che hanno dato adito alla verve portata avanti dalla cancelliera. Il francese Nicolas Sarkozy su tutti. In molti ricorderanno il l’asse tra il leader Ump e quello dell’Unione democratico cristiana tedesca. Interrotta dal successo elettorale di Hollande, “l’unico nel panorama europeo ha sfidato questo approccio” a detta di Schulz.
In generale, comunque, il concetto espresso dal socialista tedesco è ben più ampio e progettuale: “è ora che l’economia reale torni al centro della politica. E’ ora che le posizioni di scetticismo verso l’inefficienza delle politiche comunitarie, e della mancanza di trasparenza nel processo decisionale della troika che impone le misure di austerity vengano chiarite”. “L’Europa è in uno stato terribile” ha concluso. In particolare Schulz ha parlato di “responsabilità democratica” della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. I due elementi che assieme alla Commissione Europea compongono il trittico della Troika. Uno degli elementi più opachi dell’Ue, che allontana i cittadini dalle istituzioni europee. E anche da quelle nazionali, ci permettiamo di aggiungere.

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