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Allegri rimasto al Milan: è il trionfo dell’incoerenza

ROMA – Tanto rumore per nulla, oppure la montagna ha partorito il topolino: scegliete voi come giudicare d’acchito la decisione di lasciare tutto come prima da parte di Berlusconi innanzitutto, e di Allegri poi,  facendo rimanere la Roma con il classico pugno di mosche in mano. 

L’Italia calcistica, milanista e giallorossa, fino a domenica notte è rimasta col fiato in sospeso per conoscere non tanto gli esiti dell’incontro a tre (Berlusconi, Galliani, Allegri), ma,  piuttosto,  quali fossero le decisioni finali assunte dal presidente cavaliere perché, tutto questo guazzabuglio è stato creato e portato avanti per mesi solo da lui e, quindi, era quasi ovvio che dovesse essere lui sbrogliare la matassa, e così è stato.  Ancora una volta, fiat voluntas… sua, di Berlusconi , ma a trionfare è stata l’incoerenza di tutti i personaggi che hanno partecipato a questa prolungata e amara  commedia.
Cominciamo da  Silvio Berlusconi.                                                                                         
Dopo aver messo in piedi la scorsa estate una squadra notevolmente indebolita in nome di un anticipato far play finanziario, grazie a redditizie vendite che hanno consentito di riassestare il bilancio  (e fino a qui, ci può stare), nonostante una spettacolare quanto sorprendente rimonta grazie anche all’arrivo invernale di Balotelli, dopo un avvio  da piena retrocessione,  ecco che il presidente che più presidente non si può iniziava a sfiduciare il suo allenatore con pesanti dichiarazioni e/o confidenze pubbliche e private.   Ai  giudizi sferzanti e ingenerosi anche se, talvolta, pertinenti,  cercava di rammendarci  una toppa il solito Galliani, mettendola sempre sul ridere  o giù di lì….
Il ruolo di Galliani                                                                                                                            
Sarebbe stato interessante conoscere fino a che punto ha,  poi, pesato l’insistenza di  Galliani il quale  si era schierato dalla parte di Allegri, sostenendo la sua conferma a spada tratta,  e, di conseguenza,  non lo si può non annoverare fra i teorici vincitori. Nessuno è abile quanto lui a minimizzare e a saper giustificare tutto e tutti, a cominciare dal suo presidente, anche quando è apertamente indifendibile.
Compare Seedorf                                                                                                                                 
E, come se non bastasse,  qualche settimana fa, con Allegri che, in questo clima torbido,  si raffazzonava alla bene e meglio per raggiungere l’ambito e vitale terzo posto  (poi conquistato), il presidentissimo  comunica al mondo intero che, secondo lui, l’allenatore ideale per il Milan era Clarence  Seedorf.  Quando una bella donna viene pubblicamente ripudiata dal marito non ci si deve, poi, meravigliare, se qualche altro comincia a farci un pensierino e così è stato per Allegri, sul quale metteva gli occhi la Roma, cercando di circuirlo con profferte da favola. Berlusconi , di questo interesse romanista verso quello che, comunque, rimaneva sempre il suo allenatore se n’era risentito al punto tale da dare egli stesso per imminente il suo trasferimento alla squadra capitolina. Una boutade delle sue.

L’editto finale dopo l’incontro.
Dal fatidico incontro risolutore (?), concretatosi dopo rinvii e contro rinvii, precisazioni e smentite, perveniva  il comunicato-dichiarazione del Presidente dal quale si evinceva che Allegri, continuava a rimanere l’allenatore del Milan;  forse  in forza di un contratto in essere fino all’anno prossimo, non ulteriormente prorogato quale segno di fiducia come il mister avrebbe desiderato ?   Ma in questo annuncio di pace, quante incongruenze !    Si parla di rapporto che continua “con fiducia e in assoluta e reciproca stima”  come se quell’Allegri non capisce niente” pronunciato qualche settimana  fa, tramite il presidente di Confindustria, fosse stato un ennesimo complimento…  Si è evidenziato d’aver trovato “un accordo su diritti e doveri della società verso l’allenatore  e dell’allenatore verso la società” senza, però,  precisare quali,  lasciando il campo ad ogni ipotesi.  Ma quello che ha di più impressionato è stato nel leggere testualmente che “ si è parlato anche del tipo di gioco che il Milan dovrà praticare e sulla rosa della prossima squadra”. Passi perché comprensibile e doveroso che si sia parlato della “rosa”, ma a preoccupare è quel categorico “dovrà”…. riferito al tipo di gioco,  che in qualsiasi squadra, da quando esiste il calcio,  è di stretta competenza dell’allenatore (che è pagato per quello).  Solo Berlusconi, in forza della sua storica esperienza di allenatore dell’Edinord di mezzo secolo fa (era il 1963),  può permettersi addirittura di negoziare con il proprio trainer  il tipo di gioco che il Milan “”dovrà” praticare nel prossimo torneo….                                                                          
Francamente non vorremmo essere nei panni di  Allegri ogni volta che deve decidere la formazione da mandare in campo oppure  quando deve effettuare qualche sostituzione. Allegri tace.                                  
Si comprende facilmente  perché il giorno seguente all’incontro,  il mister livornese, con aria scocciata, sia sfuggito ai giornalisti che avrebbero voluto sapere i dettagli dello storico incontro di Arcore. E magari avrebbero voluto chiedergli anche come si sarebbe messa con la Roma in fremente attesa e poi delusa nel peggiore dei modi… Allegri, s’era capito eccome, ci teneva a rimanere al Milan, in barba a Berlusconi, specie dopo le pubbliche attestazioni di fiducia fornite da tutti i giocatori e alla fine l’ha spuntata ma, a quale prezzo ?  E’ presto per dirlo, lo vedremo, però,  prestissimo sia  dall’esito della campagna acquisti, visto che il Milan necessita di adeguati rinforzi in tutti i reparti, sia dai prossimi commenti berlusconiani che, per quanto possano essere stati negoziati anche loro dall’allenatore (noi non ci crediamo..) col presidente,  sicuramente non mancheranno, nel e bene e nel male, perché uno dei  vizi di Berlusconi è quello di parlare troppo e, talvolta, anche nei momenti sbagliati. Invece, visto che nel comunicato finale non se ne fa il minimo cenno, dobbiamo ritenere che  della povera  Roma non se ne sia parlato proprio….

Già, e la Roma ?                                                                                                    
Soprattutto  la società, uscita pesantemente ferita per il secondo anno consecutivo da qualsiasi torneo o coppetta, dopo aver fatto ingenti  investimenti, s’era lasciata irretire da questa situazione insolita illudendosi che  Berlusca desse il benservito ad Allegri, individuato come il mister ideale per gestire  il ribollente  spogliatoio  giallorosso.  Dopo tanta passionale attesa,  Baldini e Sabatini devono rivedere l’intera situazione ma forse farebbero bene a meditare  anche sul proprio operato  visto che, nonostante l’insolita sovrapposizione, hanno bissato il  fallimento dell’anno prima.  Ma un esame approfondito  dovrebbero effettuarlo sia la proprietà americana, Pallotta e Company,  valutando bene  i ritorni rivenienti dalle deleghe assegnate  che ancora  non hanno fruttato alcun   risultato, sia  quella italiana, quell’Unicredit,   sempre socio e creditore nei confronti della A.S. Roma.                                                                                                                                    Non vorremmo scomodare il facile senno di poi, ma forse Zeman non aveva tutti i torti quando, prima e dopo l’esonero,  aveva espresso le sue critiche  insoddisfazioni  a tutti i livelli.    Ora, dopo il fallimento tecnico  di  Andreazzoli prima e la mancata assunzione di Allegri poi, si corre dietro a  Laurent Blanc, fino ad un anno fa C.T. Della Francia,   con il quale si spera di chiudere al più presto.  Più che per la  necessità di avere una guida tecnica, (ad oggi  la Roma è l’unica società della massima serie priva di allenatore) soprattutto per dare un forte segno di vita e di vitalità alla sua splendida tifoseria.   
   

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