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Alitalia senza piani e senza soldi rischia la bancarotta

ROMA – Continua il tira e molla sulla sorte di Alitalia, che a quanto si vocifera avrebbe i giorni contati.  Pare, infatti, che se non entreranno soldi freschi in brevissimo tempo, sicuramente più di 300 milioni di euro, l’ormai ex compagnia di bandiera resisterà molto poco sul mercato dei cieli, anzi pochissimo.

E pensare che i capitani coraggiosi l’avevano comprata per una pipa di tabacco, già bella e dimagrita da esuberi, finiti poi a riempire le file dei cassaintegrati, e da tutti quei comparti ritenuti in perdita, ovvero la cosiddetta “bad company”. E adesso?

Ora, esattamente come nel 2008 si cerca ancor il miglior offerente interno. O per lo meno si tenta di non perdere ancora una volta di svendere la poca italianità rimasta. Si guarda alle banche,  a Fintecna, alla  Cassa Depositi e Prestiti, addirittura a improvvise unioni, come quella con le Ferrovie dello Stato. “Siamo un’impresa italiana e diamo contributi a tutti, in base ai limiti delle nostre possibilità, che sono tanti”, ha detto l’amministratore delegato Mauro Moretti. 

Chissà, per ora sono ipotesi. Di certo, alla luce dei fatti, solo la compagnia francese potrebbe fare la differenza, visto che detiene già il 25% di Alitalia, ma questa volta il prezzo da pagare sarebbe molto alto, sia in termini occupazionali che operativi. Insomma siamo a un bivio. O la scelta italiana col rischio di colare a picco senza un serio piano industriale, oppure la scelta d’Oltralpe con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Ma non solo. Nelle ultime ore si è parlato anche di commissariamento con tanto di emissione di bond convertibili che lo  Stato sottoscriverebbe fornendo così liquidità alla compagnia senza accollarsi il debito pregresso. 

 Intanto una sorta di cuscinetto di salvataggio sta arrivando dalla Regione Lazio che, va ricordato, anche nel 2008 promise, ahimè solo a parole, di salvare i lavoratori e le lavoratrici del comparto aereo. Oggi il Consiglio regionale del Lazio ha oggi approvato all’unanimità una mozione. Due i punti chiavi: il primo primo consiste nell’attivare  tutte le misure e tutte le relazioni politiche ed industriali per la definizione dei requisiti di sistema, al fine di individuare soluzioni condivise che garantiscano la sopravvivenza del comparto aeroportuale e investimenti nel settore. Il secondo è costituito dall’impegno  ad assumere ogni iniziativa idonea di mediazione e di costruttiva collaborazione con i ministeri competenti, le parti sociali, l’Inps per la definizione di soluzioni congrue per il riassorbimento nel ciclo produttivo dei lavoratori in mobilità ex Alitalia e dei lavoratori del comparto aeroportuale laziale al fine di dare risposte certe in merito al loro futuro professionale. 

Promesse e impegni che ci fanno ripiombare  in quel famigerato 2008, dove le speranze furono bruciate nell’arco di pochissimi giorni. Perfino i dipendenti erano scettici e avevano capito quale sarebbe stato l’epilogo. E difatti le loro previsioni furono azzeccate, purtroppo.

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