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Sallusti il fascista: “Mussolini portò l’Italia nella modernità”

ROMA – Il palcoscenico (si fa per dire) per compagnie sgangherate va in onda su La7 e si chiama “In onda”. A condurlo due bravi giornalisti: Luca Telese e Luisella Costamagna. Ieri sera erano ospiti del programma Italo Bocchino e Alessandro Sallusti. Sono volate parole grosse. Bocchino, con molta intelligenza, ha iniziato a ripetere un refrain che non è cessato per tutta la puntata: “Perché non dici ai telespettatori quanto ti paga Berlusconi?”. Sallusti non ha fatto una piega e non ha detto quanto guadagna per fare il guastatore (questa, infatti, la sua professione, con tanto di iscrizione all’Odg, Ordine dei guastatori, appunto). E così per tutta la stucchevole puntata.

Non so per quali imperscrutabili ragioni i conduttori dei talk-show di approfondimento continuino a costruire puntate con personaggi come Sallusti. In tutti gli altri Paesi civili, giornalisti direttamente stipendiati dal Capo del governo sarebbero, tutt’al più, invitati in qualità di addetti stampa, cioè per passare i comunicati-velina di informazione sulle attività istituzionali. Nei Paesi civili, infatti, il successo di un giornalista è direttamente proporzionale alla sua lontananza dal potere politico: più è distante e più ha credibilità. Figuriamoci se è un dipendente del Governo (ma in altri Paesi, come noto, nessun Capo del governo può essere proprietario di giornali o televisioni).

Ma il momento peggiore della trasmissione è arrivato quando, chiesto di commentare la pubblicazione dei (falsi) diari di Mussolini su “Libero” e de “Il testamento del duce” su “Il Giornale” da lui diretto, Sallusti ha precisato che “Benito Mussolini, nel bene e nel male, ha portato l’Italia nella modernità”.

Cosa volesse dire questa frase, ovviamente, il direttore non ha potuto spiegarlo perché non poteva farlo, in quanto avrebbe dovuto illustrare il fatto che, per lui, “modernità” vuol dire le camere trattate con gas asfissiante Zyklon-B (dove furono avviati gli ebrei italiani dopo le leggi razziali del 1938), la chiusura di partiti e associazioni sindacali dopo le leggi “fascistissime” del 1925-26, l’assassinio dei fratelli Rosselli, di Giacomo Matteotti e di decine di migliaia di altri oppositori politici, l’esautoramento di qualsiasi libertà civile, la proclamazione di una guerra dove morirono milioni di italiani, la distruzione di buona parte delle città italiane. Tutto questo, per il direttore berlusconiano di “Il Giornale” è la modernità verso cui Mussolini ha portato l’Italia.

Ora, qualsiasi spettatore può comprendere cosa vuol dire essere un giornalista berlusconiano. Vuol dire proclamare, in televisione, l’apologia del fascismo (che fra l’altro è un reato). Ora qualsiasi berlusconiano deve comprendere (ammesso che ciò gli sia consentito dalle sue capacità intellettive) che la “rivoluzione liberale” di cui si riempiono la bocca i gerarchi del Pdl significa esaltare il duce che portò l’Italia nella modernità (sbeffeggiando e uccidendo il liberalismo di Giolitti, di Croce, di Sella, di Minghetti, di Depretis) e che lo stesso Berlusconi vorrebbe fare le stesse cose, se potesse, di partiti, sindacati e associazioni non allineate allo stesso modo del suo predecessore. E che “giornalisti” come Sallusti anelano a dirigere giornali come “Il Popolo d’Italia” o “Il Tevere”, continuando a traghettare il nostro Paese nella modernità.

Mentre a Milano il ministro della difesa Ignazio La Russa esaltava un reduce della sanguinaria Repubblica di Salò come Giorgio Almirante, in televisione il suo omologo esaltava il più criminale capo dello Stato che l’Italia abbia mai avuto nella sua storia. Sembra un incubo ma purtroppo è la tristissima realtà dei nostri tempi.

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